Bob, l’amico di Ferran

Sono passati due anni e due mesi dall’ultima mail a Bob: “Allora, ricordati quelle foto con Adrià”. Perché Ferran era il suo grande amico e a quei tempi lo spagnolo stava disegnando il suo nuovo locale, quel laboratorio poi aperto grazie al sostegno di Lavazza e altre aziende. Bob non rispose per un semplice motivo: spirò all’improvviso. Siamo stati fortunati nel conoscerlo, anche se non come avremmo voluto. Era un genio, davvero. Poi quando tirava fuori l’attrezzattura diventavi matto, non ti capacitavi per quanto fosse semplice ed essenziale il suo modo di fotografare. Una macchinetta digitale d’antan, una lampadina, un cavalletto e un panello bianco opaco. Tutto qui, e poi quei modi scanzonati e il mezzo sigaro sempre in bocca. Vederlo all’opera era uno spasso, una volta eravamo a La Madernassa, il regno di Michelangelo Mammoliti. Il ragazzo era emozionatissimo perché cresciuto guardando i libri di Bob, quasi non ci poteva credere che ora il fotografo era lì per i suoi piatti.

Non possiamo vantare un’amicizia, forse nemmeno una forte conoscenza, di sicuro abbiamo sempre pubblicato le sue fotografie e ascoltato le sue storie. Speravamo di poterlo fare per anni, e invece…

Bob aveva qualcosa di speciale, aveva quel tocco magico impossibile da spiegare e raccontare. L’immagine del piatto di Bottura è davvero iconica, ipnotica. Il dolce di Fabrizio Galla anche. La trovata per l’insalata di ostrica di Carlo Cracco, idem: a onor del vero lui destrutturava spesso i piatti, voleva far vedere e capire cosa c’era dietro.

Quando ci siamo incontrato per la prima volta ci disse: “Johann Willsberge é stato il mio idolo, nel 1986 ha fondato la rivista Gourmet, inventando la moderna foto gastronomica. Come ho iniziato? Amavo la fotografia fin da ragazzo, poi mi sono appassionato alla cucina: facendo uno più uno, eccomi a scattare il food. Nel 2000, alla fine di una cena, una mia amica giornalista mi chiese le foto dei piatti, come ricordo della serata. Il giorno dopo, per puro caso, le fa vedere al suo capo: il resto è storia. Evidente che oggi c’è una maggior attenzione per l’architettura del piatto, ma alla fine degli anni settanta Gualtiero Marchesi già creava il suo riso foglia d’oro. Dieci anni fa ho realizzato per la casa editrice Cucina e Vini un libro che vende tanto ancora oggi, si intitola Sei. Abbiamo scelto, appunto, sei cuochi che secondo noi sarebbero diventati famosi e posso vantarmi di aver visto giusto: Carlo Cracco, Paolo Lo Priore, Davide Scabin, Moreno Cedroni, Massimo Bottura, Enrico Crippa, a quei tempi fu quasi un libro all’avanguardia. In assoluto, i piatti più difficili da fotografare sono i risotti e le zuppe, mentre mi esalto tantissimo scattare gli spaghetti: hanno qualcosa di perverso, di proibito, quasi di trasgressivo. Fra i colleghi tenete d’occhio Sergio Coimbra, tecnicamente il migliore e la francese Amelie Lombard”.

A proposito di Ferran, un giorno Bob ci raccontò: “Sono stato da lui 80 volte e ho assaggiato 1498 piatti”. I due si conoscevano dal 1993, prima ancora che esplodesse il fenomeno Adrià. Scherzando ma non troppo, lo chef spagnolo lo considerava il miglior palato del mondo, non a caso lo invitava spesso in Catalogna, al ristorante di Roses.

Era ironico da morire, sensibile, colto e spesso anche triviale. Un grande. Non smetteremo mai di pubblicare i suoi scatti.

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