I mori, food porn alla siciliana

Tarda mattinata di una giornata priva di impegni. Uno si mette a leggere pigramente Isabel Allende. “Il nero di seppia è così erotico che sarebbe sconveniente servirlo a monache e vedove”. Frase non progressista e non politically correct, esclude minoranze: aia aia aia, già immaginiamo le femministe con la rivoltella puntata. Chi se ne, la vita è altrove.

E poi il pensiero rimane al nero di seppia. Dove, a pranzo? Ricordavamo uno spaghetto mortale, con appunto nero di seppia e ricci. Piatto tipico siciliano, la prima volta lo assaggiammo da Vincenzo Candiano, chef autodidatta e bistellato della Locanda Don Serafino. La Sicilia è un po’ lontana per essere raggiunta in tempo per il pranzo. C’è invece una Sicilia più vicina, in Via Archimede. Pure qui c’è il piatto con nero di seppia e ricci. Ed è uno spasso. Un orgasmo. Una goduria. E’ spasmodico. Ricco. Ricchissimo. Gustoso. Lussurioso. Struggente. Devastante. Lascia il segno, eccome.

Di Alberto Faranda ne abbiamo già parlato, merita essere ancora elogiarlo. Ha la mano sicura, propone una cucina positiva, solare, viva, colorata, emozionante. E’ qui al ristorante I mori da meno di cinque mesi, però è già riuscito a riempirlo: la gente apprezza, e tanto. Non potrebbe essere altrimenti. Piccola aggiunta: abbiamo chiesto un parere ad una sommelier di grido, Anna Cardin, eletta come migliore l’anno scorso. Ci ha suggerito come abbinamento il Viognier di Fina.

Food porn, davvero.

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