Il sogno italiano del signor Liu

Nel 1986 un ragazzo cinese di 27 anni ottiene un visto turistico per Parigi, fra mille difficoltà. Parte prendendo il treno, la Transiberiana: il viaggio è lungo e faticoso, nella valigia ha solo un paio di scarpe e 100 dollari americani, a quei tempi la Cina era poverissima. 
Dopo tanti giorni arriva nella capitale francese e da lì, con gli ultimi soldi, riesce a continuare fino a Milano. Nelle prime settimane dorme alla Stazione Centrale, mentre di giorno lava i piatti in un ristorante di un connazionale. Dopo qualche mese ottiene un impiego in cambio di un tetto e pochi soldi. In Cina di mestiere faceva il falegname, così che nelle ore libere costruisce e mette a posto i tavoli in legno dei vari locali. 
Pian piano inizia a guadagnare, porta in Italia anche la moglie. Con i primi risparmi apre un piccolo laboratorio di pelletteria a Pescara: é bravo, si ingrandisce e si trasferisce a Rio Saliceto, un paesino di 3,400 abitanti in Emilia. 
Nel frattempo nascono i loro tre figli.
Il lavoro va bene, però la ristorazione lo ossessiona: difatti torna a Milano e apre Acquario, in Via Ravizza. Siamo nel 2003. Il locale proponeva una cucina emiliana, il cuoco era sardo, il pizzaiolo aveva origini calabresi. Tutti i tre figli lavoravano con lui.
Sei anni dopo chiude per fare dei lavori, ne frattempo due dei tre figli vanno per conto loro e ognuno apre un ristorante. Il terzo, il più piccolo, resta qui, in Via Ravizza.
Il signore si chiama Liu Xue Zhen, mentre i tre figli sono Claudio, Giulia e Marco, ovvero i proprietari di Iyo, Gong e BA.
Una grande storia, una grande famiglia. Pare il classico sogno americano e invece il sogno del signor Liu era tutto italiano.

Difficilmente ci commuoviamo, però stavolta ci sta, eccome. Non lo conosciamo, però ci alziamo in piedi e applaudiamo, non tanto per la sua determinazione feroce, già di per sé motivo di ammirazione sconfinata, quanto per come ha cresciuto i suoi tre figli. Giulia e Marco li conosciamo bene, Claudio un po’ meno, tant’è vero che nelle pagine successive pubblichiamo degli ampi articoli sui due, mentre per il fratello “stellato” dovete aspettare il prossimo numero, quando lo metteremo in copertina: la vale, come la vale Giulia.

Siamo di parte e lo ammettiamo, ma come si fa a non esserlo? Sfogliando e leggendo ve ne innamorerete anche voi di loro. Giulia non ha uguali, mentre Marco aveva soltanto 20 anni quando ha preso le redini di BA.

Sono persone straordinarie e gestiscono ristoranti formidabili, sono quel tipo di persone che Milano ama e adotta, perché serie, laboriose, umili e di talento. E’ la loro casa, il loro habitat.

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