Jay Rayner e gli altri

Facciamola breve. La stampa britannica vive alla grande e non perde lettori (anche) perché i giornalisti ignorano gli uffici stampa, anzi, li deridono. Se ne fregano altamente perché lo stipendio arriva da un proprietario e in gran parte dai lettori, per cui sono loro le persone a cui rispondere. Qui accade esattamente il contrario, tutti amici di tutti perché la cena gratis e il regalo di fine anno valgono più del rispetto verso chi ti paga ed è (anche) per questo che i giornali chiudono.

Jay Rayner è un critico gastronomico molto famoso e temuto: scrive per The Guardian, se ne infischia di tutti e di tutto, è una specie di Valerio Visintin, con la differenza che Jay va a volto scoperto. Certo, lo conoscono ovunque: le sue fotografie le trovi ben in vista in qualsiasi dressing room. Come dire, attenti che può arrivare da un momento all’altro.

Le sue sono più cronache gastronomiche che critiche, leggerlo è uno spasso: c’è chi dice che fa intrattenimento, o infotainment, per usare un termine che piace agli esperti. Diciamo che è abile nello scegliersi le prede, andando laddove sa che troverà il “sangue”, non a caso lo chiamano “Acid Rayner”.

Ebbene un giorno va a mangiare a Le Cinq, famosissimo ristorante tre stele parigino, situato all’interno dell’hotel George V.

Si siede, ordina e gli arrivano le cipolle caramellate. A lui pare un piatto riuscito male e chiede se fosse possibile scattare una foto. Il personale, molto gentile e ossequioso, risponde di no, ma nel caso avesse bisogno ci sarebbe il ristorante stesso a provvedere con una immagine. Ora, guardate qui: da un lato la foto fatta di nascosto dal giornalista, dall’altra parte la foto mandata dall’ufficio stampa del ristorante.

Ovvio che lo scatto rubato non è perfetto, ma le differenze sono evidenti. Come possa essere possibile che in un tristellato accada uno scempio del genere è difficile capirlo, ma il punto non è questo.

Il fatto è che una stampa che si rispetta scrive e dice quello che pensa sia corretto e vero.

E’ ovvio che in Italia nessuno avrebbe mai pubblicato la foto rubata e ancor meno avrebbe voluto turbare la quiete dello chef e del ristorante, perché l’invito ed i buoni rapporti valgono più del giornalismo.

Poi chiediamoci perché la stampa stia per morire. Ti troveranno sempre scuse, tutte false: “tu non puoi capire come vanno le cose”, “io non voglio rogne”, “il mio direttore non gradisce cose del genere”, “qui devi comportarti in un certo modo”. Niente di tutto questo è vero.

Basta voler fare il giornalista e non il megafono di un ristorante oppure, peggio ancora, di un ufficio stampa.

Per la cronaca Jay ha considerato il Le Cinq “di gran lunga il peggior ristorante in cui sono imbattuto nei miei 18 anni di carriera in termini di rapporto qualità-prezzo”. Altra perla estratta dal suo articolo: “Le pareti “sono di color grigio talpa, biscotto e vaffanculo, con un po’ di cose splendenti e dorate sparse qua e là”. Color grigio talpa: ammettiamolo, è un genio. Un’ultima: “il piccione è talmente poco cotto che “potrebbe ancora prendere il volo”.

I lettori, quelli inglesi, si sono divertiti: dall’altra parte della Manica, i francesi hanno accusato il colpo, con la solita boria.

Come sempre è stato quasi un caso diplomatico, ma questo non riguarda Jay. Lui semplicemente va, mangia, paga e scrive.

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