Wine Emotions. Toys for (rich) boys

L’uomo è geniale, i suoi prodotti ancor di più. Per dirla tutta, hanno rivoluzionato il mondo del vino e in buona parte anche quello della ristorazione. E poi ci sarebbero anche i numeri, tutti dalla sua parte: se il Financial Times ha “piazzato” la sua azienda come 82ima in Europa e terza in Italia per crescita (1.500 per cento nel triennio 2012-2015), un motivo ci sarà.

Oltre a essere rivoluzionari, i suoi prodotti entrano nella categoria degli oggetti per adulti benestanti e dal gusto sicuro. “Giocattoli per ricchi”, è così che nel numero precedente abbiamo titolato l’articolo sul mondo Dupont: ora ci scuserete se ci ripetiamo, però mai definizione fu più appropriata. Toys for rich mens.

Proviamo a immedesimarci nella persona di successo, estimatore dell’alta cucina e dei vini pregiati, immaginiamo la scena di un film americano con gente ambiziosa e vincente, che abita in lussuosi appartamenti nel cuore di New York. Torna a casa la sera, dopo una giornata piena di incontri e tensioni, finalmente si può godere il silenzio e un sigaro. Decide di aprire una bottiglia di vino, Chateau Lafite oppure Sassicaia, Gaja o altro: non può e non vuole scolarsela tutta, sarebbe inelegante e fuori luogo. Però dopo un bicchiere e mezzo si pone il problema della rimanenza perché si sa, tempo un giorno e il profumo svanisce, perfino ad uno che si può permettere il mondo dispiacerebbe lasciar imbevuto un vino del genere.

Ecco dove, quando e come interviene il dispenser per la mescita di Riccardo Gosi: i suoi macchinari mantengono perfetta e inalterata la qualità del vino. Così si può aprire una bottiglia diversa ogni sera senza l’ossessione o il dispiacere di dover fare i conti con il resto della bottiglia.

Certo, oltre all’aspetto pratico ci sarebbe anche il piacere di avere nella propria abitazione un giocattolo simile: esteticamente fa scena, riempie la stanza, è davvero un oggetto cult. “Possederlo”, oppure semplicemente guardarlo ti rilassa, ti inorgoglisce, perché crea status, piacere. E’ aspirazionale, per usare una delle parole che più ci piace e ci indentifica. E’ emozionale, non a caso l’azienda si chiama Wine Emotion.

“Il vino è l’attore, il dispender è il palcoscenico”, ama ripetere Riccardo, toscano doc (abita nello stesso paesino del famoso macellaio Dario Cecchini, a Panzano in Chianti).

Financial Times, dicevamo: entrare nella loro orbita è già un onore, classificarsi al terzo posto passa per un risultato pazzesco, che da una parte racconta l’uomo Gosi e la sua azienda, dall’altra l’importanza del vino di alto livello nelle vite delle persone.

E già che ci siamo, ci sarebbe piaciuto leggere sul quotidiano finanziario color salmone un articolo sul Wine Emotion a firma di Tyler Brulè, il fondatore di Monocle. Peccato che ha smesso di collaborare con il FT: la sua rubrica, Fast Line, sembrava fatta apposta per raccontare i prodotti di Riccardo. Vale anche per l’Esquire di David Granger, altro esteta nato, l’uomo che ha riportato la rivista maschile più letta al mondo ad un livello superiore. Man at his best, suona il claim di Esquire: difficile trovare qualcosa più “at his best” dei dispenser di Wine Emotion.

Quello che stiamo pubblicando qui è il top di gamma, il lusso dei lussi, la meraviglia delle meraviglie, il sogno dei sogni: si chiama Convivium ed è una sorte di rivisitazione del vecchio mobile bar.

Guardatelo, come prestigio e prestazioni vale quanto l’Aston Martin. Chi ama distinguersi e ovviamente chi se lo può permettere se lo compra all’istante. Merita.

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