El Carnicero, Pampa e CR7

L’uomo ci sa fare, eccome. Lo abbiamo già scritto sul numero passato e sul prossimo torneremo ancora, stavolta con una storia approfondita: ne vale la pena, il personaggio la sa lunga.

La prima volta che andammo a El Carnicero, forse cinque anni addietro, fummo colpiti dall’atmosfera, senza sapere che il locale fosse suo. A onor del vero lo abbiamo conosciuto solo di recente, al The Fisher, ristorante che rappresenta la sua affermazione definitiva: tre milioni di investimento per un locale straordinario. Ma andiamo con ordine, anzi, torniamo a El Carnicero, il primo aperto, quello in Via Spartaco.

Ai tempi si pensò al ristorante come ad una casa di campagna, tipicamente argentina: in realtà Maximilian D’Andrea, perché è di lui che stiamo parlando, volle solo riproporre e rivivere le atmosfere sud americane vissute nel periodo dell’infanzia. Come ci aveva già raccontato, è cresciuto fra Venezuela e simili, per cui El Carnicero era un ricordo, anzi, il ricordo.

Va detto che fin dai tempi dell’apertura la gente entrava e rimaneva letteralmente affascinata dai colori, dagli spazi, dagli arredi e, ovviamente, dalla carne (oltre alle argentine trovi anche la T-bone e il controfiletto statunitense). I calciatori sud americani lo prendevano d’assalto, Tevez veniva spesso da Torino e ancora più spesso ordinava qui i filetti per i suoi barbecue privati. C’erano poi gli altri, come Rodrigo Palacio, ancora in attività in Italia e che torna volentieri. I “nuovi” clienti si chiamano Pepe Reina, Lucas Biglia e Cristiano Ronaldo: si, lui. Saletta privata, due bodyguard, poi un buon chorizzo e una entrana gustosissima. Per la cronaca, pure lui come Tevez si è fatto poi recapitare della carne a casa, con il corriere. CR7 conosceva bene El Carnicero perché ci andava in quello di Ibiza, 300 coperti e numeri da sballo: siccome è un abitudinario, siccome ama andare sul sicuro, eccolo a Milano in Via Spartaco.

Messa così pare che El Carnicero sia un posto esclusivo e costoso, invece è esattamente il contrario: lo scontrino medio si aggira sui 57 euro, mentre il target è trasversale al massimo con una predilezione per le famiglie.

L’atmosfera è romantica, tanto romantica, il che porta qui anche coppie innamorate, c’è tutto per accendere il desiderio: i colori, le luci, la suggestione argentina e di conseguenza il tango. “E’ easy ed elegante”, sentenzia Maximilian. Vero. Noi preferiamo il tavolo sociale quando andiamo da soli, per il resto ci piace la sala centrale, che sa di pampa e di calore umano.

Diverso il secondo ristorante aperto in Corso Garibaldi, dove la zona impone di per sé una frequentazione diversa, modaiola, scintillante.

Di sicuro entrambi sono strapieni ogni santa sera, nel weekend si registrano anche dei doppi turni, soprattutto in Via Spartaco. Fa una corsa a sé il ristorante di Ibiza, ovviamente estivo: numeri sbalorditivi, ma forse non per Maximilian.

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