Immedesimarsi nel cliente, please

Solitamente chi cucina pensando alla vista dell’ispettore e al palato dell’ispettore perde di vista il vero motivo della ristorazione, alta o bassa che fosse: creare un ambiente coinvolgente, piacevole, intrigante.
La gente va pazza per i posti dove regnano le così dette good vibes, prende d’assalto i ristoranti dove appena entri vieni invaso dalle emozioni e dalle vibrazioni positive.
Chi si concentra sull’ispettore, chi fa da mangiare pensando all’articolo (compiaciuto) del giornalista sofisticato sta andando fuori dal binario.
In più, chi è esclusivamente interessato al suo nome sul giornale e al proprio ombelico non avrà mai un ristorante pieno di gente che ama divorare i piatti e la vita. Di conseguenza, non avrà mai le cosi dette good vibes e la gente la sera va in cerca di emozioni.
Più banalmente questo tipo di chef e di ristoranti non avranno mai un’anima. Saranno perfetti tecnicamente, ma nulla più.
I gourmand non riempiranno mai i ristoranti, sono pochi. E non regge nemmeno la storia del “si ma hanno i soldi”: è pieno di gente con soldi che la sera vuole mangiare divinamente, però in un ambiente rilassante.
Si può avere la stella, anzi, le stelle pur avendo un’anima: tornate in voi e ricordatevi del cliente, immedesimatevi nel cliente e non nell’ispettore.

Nella foto, un piatto semplicemente mostruoso di uno chef che pensa visceralmente sia alle tre stelle che al cliente, ovvero Enrico Bartolini.

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