Tribuna stampa al ristorante

C’è una situazione senza soluzione,nel mondo della ristorazione: come comportarsi e relazionarsi con la stampa. Perchè la ristorazione è l’unico settore di attività che non prevede dei posti assegnati ai giornalisti.

Se vai allo stadio c’è la tribuna stampa, ai concerti ci sono dei posti riservati, idem ai vari congressi e manifestazioni. 
Ma il ristorante non ha dei posti e dei tavoli del genere, da qui nasce l’intero malinteso, che spesso porta a delle esagerazioni.

Nessun giornalista paga per scrivere la cronaca di una partita di calcio ed è giusto così, è un lavoro e di conseguenza c’è uno spazio dedicato.

Il ristorante non può avere uno spazio dedicato. L’unica strada percorribile, seppur assai compromettente, è quella degli inviti. Però essendo invitati si fa fatica a essere diretti e si tende a voler essere condiscendente.

Non se ne esce, ma di sicuro non è percorribile la strada del pagamento della cena, sempre a comunque: non si paga a San Siro, perché si dovrebbe pagare per scrivere un articolo su uno chef?

Se si va per lavorare è assurdo pagare: parlo in generale. L’alternativa sarebbe quella di ignorare il settore, ma qui insorgono gli chef con la smania di protagonismo. L’altro ieri ho incontrato uno che si lamentava di non essere seguito a dovere. “Vengono una volta e poi non tornano per seguire la mia evoluzione”. Gli ho fatto fatto notare che in Italia ci sono 350 stellati più altri 150 degni di essere seguiti, fanno 500: se segui uno al giorno si ritorna dal “nostro” dopo un anno e mezzo, se ne segui due al giorno torni dopo 250 giorni, ammesso che esista un giornale che abbia lo spazio per la cucina ogni santo dì.

“Si ma devono seguire solo quelli meritevoli”, dice LUI, sotto intendendo di far parte di quelli da seguire. “Allora invitali tu, se vuoi che seguano la tua evoluzione”. Ha fatto l’offeso, come dire “Da me devono venire loro, perché è il loro interesse avere del materiale da scrivere”.

Non se ne esce, ma non è tutta colpa della stampa (poi certo alcuni esagerano e si autoinvitano con consorte e simili)

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