“Una volta”, quando si faceva tanto nero

Questa storia melensa di “una volta” è solo retorica noiosa e pallosa.

Per quello che riguarda la ristorazione, “una volta” il livello era davvero basso e soprattutto era fatta a caxxo di cane, senza alcuna norma. Però c’erano dei vantaggi, e non pochi.

Chi ha fatto i soldi li ha fatti prima degli anni novanta, soprattutto negli anni sessanta, settanta e ottanta, quando semplicemente none esisteva la cassa e le tasse erano solo uno scherzo.

La cassa è stata introdotta per legge solamente nel 1984, con l’avvento dell’Iva: si, prima non esisteva. Per cui, se un ristoratore incassava 100, gli rimaneva in tasca 70, se non di più.

In quel periodo tutti si sono comprati le mura, così che riescono a stare a galla pure oggi. Forse per questo si invoca tanto la ristorazione di una volta: non c’erano scontrini.

Poi, verso la fine degli anni 2000 si è arrivati ad un margine di 30 euro sui 100 incassati e si viveva ancora alla grande (parlo sempre di Milano, si narra che in certe regioni la cassa non funzioni mai e il pos altrettanto).

L’avvento delle carte di credito ha limitato ancor di più il nero, così che per farla breve oggi su 100 al ristoratore rimangono 10 euro. I locali di un certo livello fanno anche meno, perché 2,5 vanno al concierge che ti ha mandato certi clienti e un altro 2,5 va alle carte di credito, quando non di più, vedi l’American Express.

Morale? Oggi sei costretto ad avere più di un ristorante semplicemente perché altrimenti non stai a gala. Su 100 ti rimangono 4-5 euro. Ovvero, se hai fatturato un milione e mezzo ti restano 70.000, se tutto va bene: perché se vuoi anche cambiare le sedie, oppure le posate, vai sotto.

Certo, si parla sempre di Milano e dintorni, perché ci sono delle regioni dove la carta di credito non funziona mai mai mai.

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