Perché mangiare è godere

C’è un romanzo straordinario americano, dove una scrittrice inizia la sua parabola discendente per via di un programma tv nel quale è obbligata a mentire, ovvero parlare della cucina sana. Si annoia lei, si annoiano i telespettatori, la morte è alle porte. Le puntate scorrono pigramente, senza ritmo, senza convinzione, una scialba lagna perbenista e inutile. C’è qualcosa di mistico nella menzogna, nel senso che la gente se ne accorge subito, così come se ne accorge e apprezza quando dici la verità.

Difatti un giorno lei si ricorda di avere ancora un orgoglio e una dignità e in diretta inizia a raccontare quello che pensa per davvero, esaltando la vita vera, il piacere dei grassi, rivendicando il diritto di vivere per i piaceri.

Ovviamente, la gente si sveglia dal torpore, gli ascolti si impennano, il mondo torna a splendere. Libri di successo, contratti, sorrisi e applausi.

Morale: non siamo condannati a subire la dittatura della cucina sana, abbiamo ancora il diritto e la possibilità di ignorarla. La tv pedagogica ha ragione di esistere, così come noi abbiamo tutte le ragioni per ignorarla e simpaticamente percularla, sbeffeggiarla, irriderla, farla sentire inadeguata, fuori luogo, ridicola e patetica. Ovviamente è meglio ignorarla, è quello che fa più male.

Apprezziamo l’intento di alcuni di farci morire sani, prendiamo atto e accantoniamo i buoni propositi non richiesti.

Perché la domanda delle domande è: ne vale la pena rinunciare al gusto formidabile dei grassi, ai piaceri della carne, del burro e via dicendo? Ognuno può rispondere per sé, per me è ovviamente no, perché sarebbe una follia rinunciare al piacere.

In tanti ci aggrediscono con gli occhi fuori dalle orbite imponendo al mondo intero di pranzare mangiando erba e senza gusto, 
ma siamo convinti che la gran parte della gente vuole questo? No.

Tornando al burro, mi ha chiamato Johnny Butir Mar Consega: ti parla e ti commuovi, sentirlo come racconta del suo burro e delle sue mucche è poesia pura.
Idem Roberto Brazzale, che ringrazio per i pannetti di burro inviati: quello salato è intrigante e pimpante da morire, quello classico pare velluto, è di una cremosità divina.
Godetevi la vita, nessuno è mai morto per aver goduto, di noia invece si muore, lentamente.

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