Fine dining con il fiatone

All’attenzione dei coloro che hanno perso un po’ il senso delle cose e investono milioni nella ristorazione come se fossero monetine.

L’ultima classifica degli chef più ricchi ha delle pecche e delle mancanze incredibili.

La prima è che mancano i Cerea, da sempre fra il primo e il secondo posto: non è che in un anno abbiano perso 8 milioni di fatturato, così da uscire dai primi dieci. Per cui, la classifica è già falsa e falsata, ma passi. E’ un po’ come fare la classifica dei migliori calciatori dimenticandosi di Messi, ma succede (ridiamoci su).

Il guaio è che la classifica viene fatta in base al fatturato del brand, ovvero tutto quello che ha incassato lo chef fra sponsorizzazioni, eventi, inviti, catering e il resto.

Perché è un guaio? Perché nasconde (forse volutamente, forse no) il nocciolo della questione, ovvero gli incassi bassi del ristorante stesso.

Uno di loro, famoso e perfino molto bravo, porta a casa con il suo ristorante un milione e due. Tradotto, niente. Certo, è il totale che conta alla fine dell’anno, ma la morale è che essere super bravi e avere un bellissimo ristorante in centro non porta assolutamente degli utili da sballo, anzi.

Dunque non pensate che a voi andrà meglio, i numeri sono questi. Non fattevi abbindolare da racconti e storie varie, i numeri non mentono. Al massimo ci guadagna lo chef in quanto dipendente. Ma voi, in quanto investitori, anche no.

Perché anche se il ristorante viene a fatturare un milione e due lui si prende stipendio e tutto il resto, poi le sponsorizzazioni e le comparse in tv spettano tutte a lui, mica a voi. A voi rimane solo il cerino acceso in mano.

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