A là carte o degustazione?

Giuseppe Iannotti è uno che va forte, fortissimo. Come mentalità e come creatività può raggiungere tranquillamente le due stelle e presto le raggiungerà.
Ha un piccolo problema, che poi non dipende da lui: il suo ristorante è assai isolato, a Telese Terme, il che lo tiene lontano dal mondo che conta, ma questo non toglie nulla alla sua bravura infinita.Comunque l’altro ieri ha postato qualcosa di terribilmente interessante e intrigante, ovvero che lui fin dal 2016 ha tolto dal menù la possibilità di ordinare a là carte: solo menu degustazione.Giusto o sbagliato? Solo lui può deciderlo e saperlo, il ristorante è suo.

Per me è un concetto sacrosanto se parliamo del mondo anglo sassone, nordico e asiatico, dove la gente paga al momento della prenotazione, dove se arrivi in ritardo di un quarto d’ora hai perso il tavolo e dove sai bene che la tua cena finisce dopo un’ora e mezzo, per poi lasciare il posto agli altri. Tradotto, la gente è disciplinata e ama esserlo, mal tollerando (giustamente) gli opposti.Qui invece la gente mente sempre, dicendo di essere arrivata in ritardo per via del parcheggio e mille altre scuse che già conoscete a memoria.Morale? La stessa gente forse non prenderà bene l’imposizione del menù degustazione: vale poco l’obbiezione che “all’estero lo fanno”. La gente dei paesi latini è diversa da quella dei paesi nordici e asiatici, non possiamo farci nulla.Poi però ci sarebbe un problema più oggettivo: spesso uno dei due commensali è meno interessato alle cene fine dining, però ama accompagnare il marito, oppure la moglie. Perché obbligarlo a prendere un menù degustazione, quando dopo tre portate è già pieno, oppure si è stufato? E’ capitato a tutti di andare in posti del genere con fidanzate/compagne/mogli che mal sopportano la liturgia delle quattro ore, però se lo fanno andar bene per amor dell’altro.E non si può dire allora vai da solo, perché, come detto prima, Iannotti ha il ristorante a Telese Terme, dove quasi nessuno prende e va, dicendo esco per cena e torno dopo.Dal suo punto di vista il ragionamento non fa una piega, in più ripeto, il ristorante è suo ed è l’unico che può prendere delle decisioni. Il discorso però non riguarda solo lui.Poi ci sarebbe anche la reticenza dell’italiano nel farsi mettere sotto da uno chef: Solitamente la clientela ti tratta da sottoposto, altrochè imposizione del menù.
Certo, ci sono anche quelli che vanno adoranti, ma di base il cliente è prepotente.Morale della favola, al di là del caso dell’ottimo Giuseppe, voi accettereste una tale imposizione?Io si, se vado da solo:, in caso contrario dovrei rinunciare, a meno di non avere accanto una fine dining dipendente. Ma ce ne sono assai poche

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