Leccapiedi stellati

Leccapiedi stellati

C’è un romanzo gastronomico che consiglio a tutti, fra l’altro è famosissimo. Aglio e zaffiri. La firma è di Ruth Reichl, di gran lunga la più potente critica gastronomica della storia. Critica nel senso di criticare, non nel senso di recensire, perché sono due mestieri diversi. La critica ha a che fare con il giornalismo, le recensioni hanno più a che fare con le pubbliche relazioni.

In Italia si fanno solo recensioni, per di più approvate dagli uffici stampa. Gli chef ne vanno pazzi, il loro ego va alle stelle quando leggono una recensione dall’esito prevedibile. Se leggessero una critica, diventerebbero paonazzi.

Nella recente storia della repubblica italiana non esiste un solo articolo letto su un quotidiano che possa essere considerato una critica gastronomica.

Solo ode, pipe mentali sulle acidità e simili. Si usa il proprio spazio sui giornali per guadagnare punti davanti allo chef di turno e davanti all’ufficio stampa. Tradotto sarebbe “Ecco, vedi come scrivo in maniera positiva? Mi merito un invito a cena, magari con moglie e prole e tienimi ben in mente per eventi chic e simili”.

Nel libro, ad un certo punto, il marito di Ruth le rimprovera di essere diventata “una leccapiedi, una collezionista di stelle, una signora so tutto io, una snob da tavola”. Vi suona conosciuto?

Trovare dei commenti critici è dura, se non impossibile, ne abbiamo parlato a lungo dei motivi: il tornaconto personale che vale più dei lettori, la mancanza di personalità, di coraggio e di voglia di esporsi.

Per fortuna che c’è il tanto vituperato web, che poi a pensarci bene viene vituperato proprio dai coloro che si sentono spodestati.

A leggere e spulciare qualcosa e qualcuno di interessante c’è, per esempio Chiara Cavalleris, da pochi mesi direttrice di Dissapore.

E’ sarcastica. Critica. Prende per i fondelli. Picchia duro se si deve picchiare duro, apprezza se c’è da apprezzare. Non ha timori reverenziali e non ambisce a diventare la giornalista prediletta di questo o quell’altro chef.

Conclusione, forse dovremmo iniziare ad abituarci a leggere sviolinate sonnolenti sulla carta stampata e commenti incisivi sul web.

Se volete leggere delle recensioni positive, sfogliate i quotidiani. Per delle opinioni vere, cercate sul web.

E’ brutto dirlo, ma è così.

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