I need this in my life

“I need this in my life”. Gesù. Non ci avevo pensato. La frase di Jay Rayner, il critico gastronomico del Guardian, è semplicemente fantastica.

Fateci caso. Quante volte, magari in maniera inconsapevole e istintiva, non siamo andati verso quei posti che ci dicono qualcosa, anzi, più di qualcosa? Luoghi, locali, ristoranti, piatti che li sentiamo come nostri, che ci mancano se non li frequentiamo e assaggiamo, che ci appagano e ci rappresentano in maniera totale?

Coincidenza vuole che appena finito di sfogliare il giornale e di leggere l’articolo (è imperdibile, in Italia non esiste uno come Rayner, sfotte tutti: qui lo metterebbero alla gogna perché si permette di criticare gli chef e i ristoranti) mi trovassi davanti al Macellaio, in Via Fiori Chiari. Era da un po’ che volevo entrare, però il nome non mi ispirava. Difatti, Macellaio sa poco di ristorante. Comunque entro. Per farla breve, un pranzo bestiale. Una focaccia da Recco micidiale e un carpaccio di fassona da applausi. Nulla di creativo, nulla di sbalorditivo, eppure così appagante.

La focaccia è gigantesca. Golosa. Gustosa. Ricca. Ricchissima di formaggio all’interno. Il carpaccio elegante. Silenzioso. Come una donna austera e languida allo stesso tempo. Tipo capelli lunghi e ondulati, tubino sopra il ginocchio, andatura felpata, corpo da rivista patinata.

Il pranzo perfetto.

I need this in my life.

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