L’identità è tutto. O quasi

Food morning

L’identità dei piatti non è un concetto da buttare lì a caso, perché suona bene. Non è come dire etica, gourmet, sostenibile, bistrot, qualità, eccellenza e altre del genere, che sembrano condimento a piacere.

L’identità dei piatti fa sì che la gente torni da voi, che apprezzi il menù. L’identità dei piatti riempie il ristorante o, nel caso contrario, lo svuota.

Ieri a pranzo sono andato a mangiare in un posto assai nuovo: per questo non metto il nome, aspetto altri tre mesi prima di stroncarlo o di promuoverlo, anche se di questo passo sarà dura vederlo aperto per altri tre mesi. Il classico menù arruffone, approssimativo, vorrei ma non so. Per carità, tutto mediamente corretto, ma non ci tornerei. Non c’è motivo, non c’è estasi, non c’è l’effetto wow, non balli per il piacere, non ricordi nulla. Tutto questo pagando 60 euro. Con gli stessi soldi vai in almeno altri 20 ristoranti dove mangi divinamente, godi all’impazzata e vivi dei momenti di piacere infiniti.

Non basta far da mangiare in maniera corretta: chi non impressiona, chi non lascia a bocca aperta non ha alcuna probabilità di sopravvivere. Si chiama selezione naturale. Per cui provate a concentrare le vostre energie sul menù, pensando a come far innamorare la clientela. Create dei piatti che lascino qualcosa, che diano la scossa di piacere. La gente vuole questo.
E va nei posti dove sa già che mangerà divinamente, dove si esalterà e dove avrà la sensazione di toccare il cielo con un dito.
La sera sono andato proprio in un ristorante del genere, con dei piatti porcellosi, maialeggianti, goderecci, gustosissimi, eccitanti, che ti riempiono la testa e la vita. Guardate la calamarata al ragù di tonno, poi menta, limone e pesto di pistacchio. Morirei pur di avere un altro boccone. Hanno trovato la quadra e la gente torna carica di aspettative, con gli occhi che brillano.

Forse lo chef Alberto Faranda è stato un colpo di fortuna (ci vuole sempre), però alla clientela interessa poco: sa che a I Mori mangerà benissimo e torna eccitata. L’identità fa la differenza.
Bravo chef. E bravi anche i proprietari, che stanno migliorando (e tanto) pure loro, di pari passo con la cucina.

C’è elettricità positiva in giro. La gente cerca e premia posti del genere. I ristoranti dove si mangia in maniera moscia perderanno. Cioè chiuderanno

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *