Barbacoa, numeri e carne da sballo

Pieno zeppo pure ieri, un giovedì di metà novembre con pioggia e freddo. 170 coperti. Uno scontrino medio di 70 euro. Fatti due conti, sono 4 milioni l’anno.
In più, una crescita annua del 6 per cento in media. Mai un calo.
Una gestione perfetta. Pure i vini vanno come se fosse acqua frizzante.
Una clientela fidelizzata a tal punto che il direttore Donazar Beltrame, 57enne di Cacique Doble conosce quasi tutti per nome. Si viene in media una volta la settimana, c’è chi invece torna anche la seconda.
Aperto solo la sera, il che significa che il personale lavora solo otto ore: arrivano alle 17, alle 24 il ristorante solitamente chiude.
Il Barbacoa è un orologio svizzero, una macchina perfetta.
E’ un ristorante prettamente di carne, antipasti a parte: come tutti gli altri del settore non conosce cali, anzi, la gente pare sia tornata alle origini, divorando la vita e, nel caso specifico, il churrasco succulente proposto al Barbacoa.
Lo scontrino medio è di 70 euro, divisi fra i 45 del forfait per la carne, i 20 per il vino e l’acqua più il caffé.


Rispetto ai locali classici, dove ordini due piatti e te ne vai, qui c’è il Disneyland: una decina di camerieri solertissimi danzano fra i tavoli suggerendoti vari tipi di spiedi, per essere precisi 14. E’ uno spettacolo, ovviamente per carnivori veraci.
Il ristorante è molto curato, grande e accogliente, pare una festa continua.

La cantina vanta e vende Ornellaia e Masseto assai spesso. Luca Pedinotti, il maitre, ha fatto sì che i vini diventassero un punto di forza: i numeri parlano di un venti per cento in più dal suo arrivo qui, un anno e mezzo addietro.

Il locale ha ritmo, e tanto. Sarà perché i camerieri passano ininterrottamente con gli spiedi (chi preferisce di interrompere l’arrivo della carne espone il bollino rosso, chi invece la desidera esibisce quello verde), sarà perché Donazar ha la ristorazione nel sangue, fatto sta che c’è un continuo e piacevole via vai. La gente apprezza, sorride, parlotta felice.

A onor del vero, il Barbacoa non è il primo ristorante che offre la carne “allo spiedo”. Negli anni novanta e duemila imperava il Picanhas, in Piazzale Lotto, al primo piano sopra una stazione di benzina. Ogni sera il pienone: ci andavano fior fior di calciatori, argentini e brasiliani in primis. Erano i tempi di Ronaldo e Zamorano, di Javier Zanetti, Cafu e via dicendo. Hostess mozzafiato, quasi tutte brasiliane. Si pagava una cifra forfaitaria, 100.000 lire, 50 euro di adesso. Ora è tutto cambiato, il ristorante è stato acquistato da un gruppo di imprenditori cinesi, gli stessi della catena Blu Blu: il nome del locale è poco invitante, Top Carni. Altro che hostess e calciatori, suona come un negozio all’ingrosso.

Barbacoa è l’evoluzione, forse meno appariscente ma più concreta.

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