Il galateo. Buon appetito, ma anche no

Siamo soggettivi. Tutti noi. La verità? E’ un bene. Anzi, un dono e un sollievo. Perché esercitarci a malavoglia con dei linguaggi rigidi e neutrali, cercando di manifestare oggettività, quando poi nessuno ce la chiede? Essere di parte, dunque. Ci guadagnano soprattutto i lettori. Quando scrivi di una persona che apprezzi e ammiri vai ancor di più nel dettaglio, cercando di convincere chi ti legge della tua scelta. Dai il meglio, perché subentra l’emotività, che è il motore della vita.

Come sempre ci stiamo dilungando, il che è un guaio serio, visto che si toglie spazio alle sue regole. Si, perché le “sue” regole di bon ton rappresentano per noi una sorte di vangelo. Togliamo una sorte: sono “il” vangelo.

Di galateo e buone maniere ne parlano in tanti, con la differenza che lei sa ammaliare e convincerti appieno. Pur sorridendo incute timore, temi che potrebbe tirarti benevolmente le orecchie nel caso tu sbagliassi le posate. E’ severa come una maestra, pur usando dei modi felpatissimi. E’ vellutata nei modi, ma drastica nei giudizi.

Lei, dunque. Lei è Giorgia Fantin Borghi. E’ tutto e ha tutto per poter impartire lezioni: una classe innata, dei modi aristocratici che non pesano, è scanzonata e sofisticata allo stesso tempo. Sangue blu a mille (proviene da una famiglia di conti e contesse), é brillante, scintillante nei modi, ha il piglio di una che sa il fatto suo. Ecco, per questo e per altri mille motivi ci fidiamo di lei.

Pronti per la lezione? Più che una lezione sarebbe giusto viverla come se fosse uno spettacolo, una pièce teatrale d’antan.

Dunque, iniziamo dall’abc. A tavola, prima di addentarci e avventarci sulle pietanze, è buona usanza augurare agli commensali buon appetito? Ovviamente no. Perfino chi lo scandisce con solenne disinvoltura sa di aver peccato, ma lo pronuncia ugualmente, come se fosse più forte di lui. Il punto è che nessuno ci ha mai raccontato del perché sarebbe meglio tacere. Spesso veniamo liquidati con un lapidario “non si usa”, ma senza una spiegazione convincente ci sentiamo spiazzati e insicuri assai. Apriamo dunque il vangelo.

“Non si usa augurare buon appetito perché secoli addietro lo si faceva come presa in giro e come atto di sfacciata magnanimità. I banchetti erano sontuosi, si esibivano e si esprimevano la propria autorità, influenza e potere, era uno status simbol molto più di oggi. Sulla tavola si trovava ogni ben di Dio, tra piatti caldi, freddi, dolci e salati, con le portate più importanti annunciate da squilli di tromba. Per far bella figura ai padroni di casa le quantità erano smisurate: di conseguenza più della metà rimaneva intonso. A quel punto i signorotti facevano spostare tutto su un tavolo a parte, riservato ai servitori, umiliandoli con un sarcastico “Buon appetito”. Certo, oggi ha una valenza ben diversa, non ci si deve offendere, però è da evitare”.

Traduciamo noi, é un po’ come dire “A voi, poveri”. Decisamente da evitare.

Nella foto, una tavola ideata proprio da Giorgia Fantin Borghi.

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