N 10, ovvero un risto nato morto

Cosa succede quando sette soci, tutti lontani dal mondo della ristorazione, decidono di aprire, appunto, un ristorante? Succede che fin dal primo giorno il locale profuma di fallimento.

L’avevo annusato fin dal primo giorno. Sette soci vuol dire sette modi di pensare e sette idee diverse su come impostarlo. Il risultato è una tristezza infinita. Il ristorante di Del Piero, N 10, è vago, triste, senza riferimenti, impersonale. Privo di identità, dispersivo, freddo.

È costato un botto, più del previsto (azzardo, un milione e mezzo), per cui di impegnare si sono impegnati. Manca però il tocco del vero ristoratore.

Entri e sei spiazzato, non si riesce a capire se vuole essere un locale cool oppure elegante, per giovani oppure per adulti, per mangioni oppure per modaioli. Non è minimal e non è chic, non è caldo e ancor meno avvolgente. Gli arredi sono tristi, spersonalizzati al massimo. Hai la sensazione di trovarti nella hall di un Holiday Inn vicino ad un aeroporto qualsiasi.

In più, è sia ristorante che pizzeria, con la pizzeria al primo piano e il risto al piano terra, quando sarebbe stato più logico il contrario. L’arredo della pizzeria, qui nella foto, sa di tutto tranne che di pizzeria. Sa di noia.

A naso non arriverà a Pasqua. Incredibile ma vero, ad un solo mese dall’apertura lo hanno già affittato come temporary: per quattro giorni lo ha preso Ernst Knam. Lo ha trasformato e personalizzato, dandogli un senso e colore.

Da lunedì però si tornerà al grigiore iniziale. Peccato per i soldi spesi, ma aprire un locale privo di personalità e identità è un errore che si paga caro in cento casi su cento. Amen

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