Trattoria fine dining

Trattoria fine dining. Può sembrare un ossimoro e invece non lo è, anzi, secondo me è il futuro dell’alta ristorazione, dove per alta non si intende eccentrica. Certo, un pugno di eccentrici rimarranno sul mercato ed è giusto così, facendo le fortune del pugno di giornalisti che vogliono dimostrare a tutti quanti la loro presunta sensibilità superiore. Facciamo trenta ristoranti per dieci giornalisti e per altrettanti clienti desiderosi di sentirsi diversi. Tutti ristoranti in perdita secca, con gli chef che invece portano a casa il bottino pieno.

Tolto ciò rimane il mondo vero, quella della clientela esigente che cerca spasmodicamente la qualità e la goduria porcellosa, fatta di piatti intensi e gustosi, realizzati però da una mano decisa ed elegante e con delle materie prime eccelse.

Il livello si sta alzando e la clientela apprezza, pare disposta a spendere di più pur di avere il privilegio di un piatto sontuoso.
Non dico che siamo e saremo condannati a mangiare solo delle eccellenti orecchiette e carbonare, no: dico solo che ci sono mille modi e mille piatti relativamente classici che piacciono da sempre e che sono migliorabili rispetto al passato, sia come impiattamento, sia come materie prime.

Ecco, è arrivato il momento dei piatti classici realizzati con una mano elegante e decisa e con delle materie prime di alto livello, piatti da trattoria che costano qualche euro in più ma che per davvero ne vale la pena.
Trattorie da scontrino medio più alto, facciamo 70 euro, ma dove tutto sa di alta ristorazione, compreso l’ambiente e il ristorante stesso.

Piatti del genere troverete a iosa nel ristorante di Angelo Fusillo, pugliese fino al midollo. In cucina un altro pugliese al milione per cento, Michele Cobuzzi, un passato da Enoteca Pinchiorri e un presente sfavillante da Olio.

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