Fondi ma non troppo

E’ la malattia del momento. Ormai tutti sognano di aprire un locale per poi cederlo ad un fondo di investimento, ovviamente in cambio di una cospicua somma di danaro. Senti tutti a dire “Questo è solo un concept, il flagship, l’intenzione è di aprire a breve a Dubai, Shanghai e Londra”. Te lo dicono come se fossero già ricchi, quando invece sono a zero, o sotto zero.

La strada per arrivare ai fondi è lunga e molto in salita. Aspettando di veder arrivare i soldi come se piovesse, provate intanto a far andar bene il primo che avete aperto, che già è difficile. Per il resto si vedrà.

Dimenticavamo: il 99,99 per cento dei coloro che aprono pensando già ad un fondo falliscono dopo sei mesi. I soldi facili non esistono, almeno nel mondo della ristorazione.

E poi già che ci siamo: i fondi entrano in gioco solo se hai già 10 ristoranti, per meno è dura possano darti retta, tranne eccezioni. Per non dire che tutti i coloro che sognano di essere acquistati non sono minimamente preparati: non hanno codificato le ricette, non hanno un business plan che possa stare in piedi e via dicendo.

E’ lecito pensare di aprire altrove, è giusto sognare in grande, così com’è ovvio che senza un aiuto esterno è quasi impossibile riuscirci. Per farlo ci sono varie possibilità, dall’investitore privato ai così detti club (tre, quattro persone che mettono soldi per una specie di mini fondo), o family investor, situazioni più vicine e attinenti alle esigenze di un ristoratore. Tradotto, un fondo entra se ci sono in ballo decine di milioni, l’investitore privato può anche interessarsi per delle somme minori, un po’ per sfizio e un po’ per gioco, quasi mai per un investimento che porti guadagni. Un esempio? Un notissimo ristorante stellato in centro Milano, dove chi ha messi i soldi non ha ancora visto un euro, però gli va bene così. O forse no, però che alternative avrebbe, a questo punto?

A proposito: i fondi non investiranno mai in uno stellato. Perché? Perché mancano i guadagni e loro non perdono tempo, ancor meno giocano con i soldi dei soci. Non ci sono utili e si dipende troppo dalle bizze di una sola persona, per cui non è fattibile.

Se lo stellato non vale e se tante altre situazioni non sono profittevoli, perché allora tanta attenzione verso il mondo del food? Semplice: in questo momento per gli investitori ci sono poche altre opzioni. L’abbigliamento non tira, negli altri settori Amazon fa tutto meglio e più veloce della concorrenza. Rimangono le cliniche private, gli alberghi (a Milano, soprattutto) e, appunto, la ristorazione. Interessano molto le catene, che sono replicabili ovunque. Ecco, la replicabilità è la prima condizione che un fondo pone, ma se hai un solo locale i punti interrogativi sono infiniti: come andrà un ristorante senza la presenza del proprietario? Chi ne possiede due parte vantaggiato, perché ha già dimostrato di saper gestire e organizzare nella sua assenza.

Già che ci siamo: un fondo ti tiene per cinque anni, al massimo sette, dopo di che ti rivende, presumibilmente ad un altro. Ecco, a loro interessa la cessione finale, ti aiutano e investono con l’unico scopo di passare all’incasso anni dopo. Esempio: un fondo decide di investire 6 milioni, acquistando il, diciamo, 60 per cento della tua attività. Ti mettono a disposizione il tutto per cinque anni, con l’idea di rivenderti a 30. Funziona, nella maggior parte dei casi. Ti mettono a disposizione professionisti, soldi, consulenze, però ti “controllano” da vicino, cercando di evitare sprechi. Un esempio semplice? Tu in quanto ristoratore forse vai da anni dallo stesso distributore di carne, perché ormai vi conoscete e vi fidate uno dell’altro. Gli uomini del fondo invece cercano sempre una miglior possibilità, un prezzo più vantaggioso.

Non hanno delle competenze specifiche, per loro è tutto matematica: sono assai ragionevoli, però non sono larghi di borsone, non ti danno più di quello che ti serve, non buttano euro dalla finestra. Vale per l’acquisto come per la gestione. Di base, in cinque anni vogliono raddoppiare gli incassi, con una media di venti per cento l’anno.

Messa così pare già molto più difficile. Per cui testa bassa e pedalare, altro che sognare soldi che piovono dal cielo. A proposito: è successo in più di un’occasione. Quando il fondo, oppure l’investitore mette e disposizione una somma di, diciamo, un milione, è incredibile quanto veloce vengono spesi quei soldi. Spariscono in un attimo. Non tutti riescono a gestire, emotivamente, l’arrivo di tanto denaro. In fin dei conti forse non tutti sono in grado di gestire situazioni simili.

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