Gong, tutto come prima

Non hanno perso un solo cliente. Nemmeno uno. In tutta questa settimana ha fatto il pienone, come sempre.

Sarebbe stato assurdo il contrario. D’altronde Gong ha due chef tutt’altro che cinesi (uno è italiano, l’altro giapponese), le materie prime arrivano da Longino e Selecta, più qualcosa dalla Scozia (il salmone). In cucina sì, ci sono tre ragazzi cinesi, quella della “batteria” dei dim sum, ma nessuno di loro ha messo piede in Cina negli ultimi tre anni.

Ieri sera l’atmosfera era la stessa, carica di entusiasmo e allo stesso tempo rilassata. Sono andato a vedere con i miei occhi, per il resto della settimana avevo chiesto agli altri.

Se ho ben capito soffrono i ristoranti cinesi veri e propri, mentre Gong viene (giustamente) percepito come un locale internazionale.

Soffrono i ristoranti che propongono una cucina cinese tradizionale, quelli dove si paga poco (sicuramente meno), tipo quelli in Via Paolo Sarpi e dintorni. La gente si è temporaneamente allontanata.

Tradotto, la clientela dei ristoranti di livello alto ha più certezze e meno paure, è più sicura di sé e non si fa impressionare facilmente, anzi, non è stata nemmeno sfiorata dai pensieri negativi. Scendendo di livello, il trend cambia.

Da BA invece c’è stata qualche telefonata un po’ bizzarra, qualcosa del tipo “Vogliamo prenotare ma se possibile vorremmo stare lontano da eventuali clienti asiatici”. È da capirlo, comunque sono venuti lo stesso.

Morale? Corso Concordia e Via Ravizza sono posti sicuri, i proprietari vivono pure loro nel pieno centro di Milano. Sarebbe assurdo temere qualcosa, anche perché in quel caso tutti noi che abitiamo in pieno centro dovremmo avere una fifa blu.

A quanto pare Milano non è Wuhan, almeno su questo c’è poco da discutere.

Foto: Monica Cordiviola

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *