I bond nella ristorazione. Per me è no

Voucher a metà prezzo si, voucher a metà prezzo no? Per me è no, anche se per trarvi in inganno e per farla sembrare una roba di livello alto qualcuno lo chiamerà bond, oppure Commercial dining cheque, ovvero un meccanismo che ti permette di pagare ora (con una riduzione) e consumare entro la fine dell’anno. I motivi del no sono tanti.

Il primo, se andate da Louis Vouitton non vi regalano una borsa nel caso acquistaste una e nemmeno avete il diritto ad un portafogli in omaggio. Questo modo da promozione da supermercato sminuisce e addirittura svilisce un prodotto, eccezion fatta per un formaggetto oppure un detersivo.

Certo, si ha la possibilità di fare cassa subito e oggi la liquidità immediata vale oro. Ma a quale costo?

Le risorse finanziarie fanno gola, visto che in tanti sono costretti a fare i conti con le difficoltà delle proprie attività. Si pensa che è meglio avere un euro oggi che due domani, ma per davvero sarà così?

Il secondo motivo è legato alla percezione della clientela. Tradotto, se ora mi fai pagare 100 quello che prima costava 200 vuol dire che tu ci guadagni anche facendomi pagare 100, ovvero prima mi fregavi il resto dei 100. E’ una bella immagine? No. Siccome la gran parte dei ristoranti di livello si basa (anche) sull’immagine e sulla reputazione, diciamo che si rischia grosso. Qualcuno dirà che in tempo di guerra si bada meno alle sottilezze, ma sottilezze non sono.

Terzo, solitamente chi può spendere 100 per una cena ne trova anche 200. A quei livelli, superata la barriera dei 50 euro a testa (facciamo 70) diventa meno una questione di prezzo. E’ quasi ininfluente, per cui le persone con una buona disponibilità economica preferiranno aspettare e prenotare quando tutto sarà aperto. Certo, troverete 20 persone, oppure 40, ma ne vale la pena? No.

Quarto motivo: e se quel ristorante non aprisse più, o se chiudesse entro la fine dell’anno? Ovviamente speriamo sia tutto florido, però mettiamo caso: cosa succede? Vieni rimborsato? Siamo sicuri? No. Qualcuno propone delle garanzie di rimborso: si, ciao Pep. Campa cavallo.

In tutto questo sguazzeranno i giornalisti, soprattutto quelli convinti di avere delle conoscenze anche in campo economico (d’altronde tutti sono convinti di sapere tutto: contenti loro…). Di sicuro sposeranno in pieno la faccenda, perché Commercial dining cheque suona bene, fa sentire tanto emancipati e preparati.

Ricordiamo come sempre che i giornalisti, mediamente, non fanno riempire i ristoranti, anzi: più ne parlano bene più quei ristoranti sono da evitare. Chi ha una buonissima stampa, solitamente, ha il ristorante vuoto. Sarà così anche con i bond, voucher o commercial cheque. Spero di sbagliarmi.

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