Smettiamola con il delivery stellato

Delivery stellato. Wow. Che paroloni. E’ fattibile? No, per nulla. Perché? Facciamo qualche esempio semplice. Niko Romito. Ha il ristorante in un paesino non proprio pieno di gente desiderosa di fine dining.

Idem Bottura: quanti modenesi saranno stati da lui a pranzo e a cena, negli ultimi cinque anni? Una dozzina? Forse. Per il resto, turisti, non importa se italiani oppure stranieri. Di conseguenza chi potrebbe ordinare i suoi piatti? E da Uliassi, a Senigallia? Penso che nemmeno il sindaco ordinerebbe da lui, pure lì si riempie grazie esclusivamente alla gente che viaggia con la guida rossa sotto braccio. Scendiamo di stelle. Michelangelo Mammoliti, due a Guarene, un paesello con dieci case, sopra Alba. Possibilità di delivery? Zero. Vissani? Idem. Don Alfonso, sulla Costiera Amalfitana? Anche meno di zero. Possiamo continuare all’infinito.

Prendiamo le città. Parma. Terry Giacomello, con i suoi piatti super creativi, potrà mai fare questo tipo di operazione? No di certo. A meno che non cambi la sua idea di cucina dalla sera alla mattina.

Dunque quelli nei posti sperduti no, quelli nelle cittadine di provincia no, quelli con una cucina creativa idem.

Chi rimane? Rimangono le grandi città. Però alcuni sono all’interno degli alberghi e dubito che l’Hilton sarebbe d’accordo se Heinz Beck facesse il delivery. Discorso uguale per Andrea Aprea al Park Hyatt.

Dunque sfogliando la margherita siamo arrivati a soltanto qualche decina di stellati. Ma quanti ordini potranno avere, visto che nei bei tempi alcuni arrivano a fatica a 20 clienti a sera, e nemmeno tutte le sere? Quelli di Milano che fanno 12 coperti e a volte anche zero (è capitato), quanto potranno incassare da un eventuale delivery? Esageriamo, 500 euro al giorno, forse il venerdì sera, oppure il sabato.

Non è fattibile, stop. In più chi preferisce quel tipo di cena vuole l’atmosfera, il servizio, tutto. Vuole esibirsi e vuole farlo sapere agli altri, è uno status symbol. Con il delivery verrebbe a mancare l’intero incantesimo. E poi quanti stellati avranno la voglia di scendere dal piedistallo e trasformarsi in umili uomini da battaglia? Lo fanno in pochi, Lorenzo Cogo è uno di questi.

Non è roba per loro, semplicemente. In più si rischia di sporcarsi anche l’immagine, o per lo meno la vivranno così, perché alcuni saranno terrorizzati all’idea che la gente dirà qualcosa del tipo: “Guarda quello com’è ridotto, deve fare tre piatti di delivery per campare”.

Il delivery è per i ristoratori con una clientela fidelizzata e numerosa, però locale e assai vicina. Proprio ieri Andrea Provenzani mi raccontava di essere arrivato a 500 piatti ordinati per Pasqua. In questo preciso momento nessun stellato avrebbe più di 100.

Nella foto, le amuse bouche di Michelangelo Mammoliti, due stelle Michelin con il ristorante La Madernassa, a Guarene

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