I ristoranti e il “Business atmosphere”

“Business atmosphere”. Mai definizione fu più appropriata. Lo scrive il Guardian, citando un proprietario di un ristorante.

“Noi non diamo da bere e da mangiare. Noi lavoriamo nel business dell’atmosfera”. Ha ragione, perché non esistono “ristoranti e basta” così come non tutti sono semplici ristoranti. Così come non esistono case, donne e macchine. Ci sono delle differenze gigantesche fra le varie tipologie, differenze che, alla ripresa, faranno da spartiacque.

Dividiamo, per ora, i ristoranti in due categorie. La prima è quella dei locali dove vai a mangiare una cotoletta perfetta, un risotto godurioso e poi torni a casa sereno. Un servizio encomiabile, discreto, professionale al massimo. Tutti questi hanno una clientela fidelizzata quasi al cento per cento. Lavoravano molto bene prima e lavoreranno molto bene dopo. Sono ristoranti dove tutto fila liscio, liscissimo. Non perderanno un solo cliente, a parte qualcuno over 60, che forse preferirà aspettare prima di tornare a uscire a cena. Un esempio? L’Alchimia di Alberto Tasinato.

Poi ci sono quei ristoranti dove ti piace andare perché “succede qualcosa”. Ecco, loro avranno una ripartenza più lenta. Quelli della categoria “atmosphere business”. Sono quei ristoranti dove il mangiare è importante però conta molto anche lo show. Le luci, le donne eleganti e sfavillanti, la musica. Quei posti dove vai per le good vibes. Ecco, questo tipo di ristorante accuserà le restrizioni. Perché si, il cibo è buono, molto buono, sensazionale, ma viene percepito e goduto come tale solo se il contesto è altrettanto scintillante. Altrimenti il locale perde il suo stesso senso di esistere. Faccio due esempi, anzi, tre: Saigon, Canteen, The Fisher. Ci vai carico di attese, perché al bar già intravedi delle donne con un sorriso mozzafiato e c’è addirittura il deejay. Ci vai perché speri e sogni di passare una serata indimenticabile. Sono costruiti per questo e le limitazioni potrebbero creare qualche scompenso iniziale.

Certo, manca un mese alla riapertura, però è assai elementare immaginare i due contesti.  

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