Miagoliamo e basta

Lebbrosi e appestati. Per dei motivi sconosciuti fanno passare i ristoranti e i clienti per dei portatori sicuri di virus. Le misure sono apocalittiche, manco i locali fossero covi di malati.
La sensazione che si ha è questa: i ristoratori sono luoghi dove sicuramente aleggia il covid, mentre i clienti arrivano con lo stesso virus da casa, in saccoccia.
Per dio, la pandemia non è iniziata e ancor meno è stata causata da una cena al ristorante. Nessuno lo dice, sono tutti impegnati a sbraitare per altro.

Poi tutte questo parlare di misure dà noia. Alcune poi sono ridicole, anzi, tutte sono ridicole: ma quella che “si dovranno pulire i bagni più volte al giorno” vince il gran premio. Perché, prima cosa accadeva, si pulivano una volta a settimana?

Non scegliamo dove andare a cena in base alle misure prese dal ristoratore, diamo per scontato che il primo interessato a farci star bene è il proprietario stesso.

Non usciamo con il timore di ammalarci, bensì per passare una bella serata: altrimenti stiamo a casa nostra. La cena è piacere, non ispezione.
Smettiamola di parlare di regole, che non ce ne frega nulla di distanze e simili: ok, sono quelle, amen, prendiamo atto, ognuno fa il suo ma basta enfatizzare il rispettare delle regole. Parliamo di piatti e atmosfera, perché andiamo al ristorante per quello, non per fare gli sceriffi o gli ispettori sanitari. Se andiamo con l’intenzione di rompere i così detti meglio stare a casa.

In tutto questo c’è anche un aspetto positivo: non si sente più parlare di chef che fanno cultura, un’ipocrisia devastante e pittoresca. Al massimo uno quando ti raccontava del suo pomodorino faceva informazione, mica cultura.

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