Ristolandia, che tragedia

Che brutta storia. Per fortuna viviamo in Italia e non a Ristolandia. Qui non sarebbe mai successo quello che sta accadendo da quelle parti.

Pure lì, come ovunque, è arrivata la pandemia. Pure lì i ristoranti hanno chiuso e i dipendenti sono stati messi in cassa integrazione. Però se in Italia tutti i dipendenti hanno ricevuto il loro dovuto in meno di due giorni, a Ristolandia si fatica a vedere sul proprio conto corrente la somma che spetta di diritto ad ognuno.

Così che i ragazzi della brigata di un ristorante fra i più premiati del paese si trovano in forte difficoltà economica. Il loro capo, lo chef, anche proprietario del locale, non ha fatto nemmeno un gesto per aiutarli. Eppure è uno di quelli che va ai convegni e dice la sua sull’etica, sull’importanza del personale e del fattore umano. Si cala così bene nella parte da venir quasi la voglia di credergli (ho detto quasi).

Ecco, a differenza di Ristolandia, in Italia non esistono pezzenterie del genere: non si perde tempo con convegni tediosi dove si battono le mani al commando e si dicono banalità solo per sembrare superiori (a chi, non si sa) e nemmeno esiste gente così. che fra consulenze milionarie e altro ha messo da parte un bel gruzzoletto, senza poi aiutare il proprio staff., stremato dai ritardi burocratici.

Che brutto paese, Ristolandia: chef che vanno a parlare di argomenti che poi, nella vita reale, sdegnano completamente.

Per fortuna viviamo in Italia, dove gli chef con i conti gonfi grazie alle consulenze, alla propria bravura e alle cene private aiutano subito i giovanissimi della propria brigata.

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