Riccardo Uleri, Longino

“Ha poco senso chiudersi a riccio e fare proclami del tipo “ora comprerò soltanto prodotti del nostro paese”: cosa succederebbe se all’estero la pensassero allo stesso modo, smettendo di acquistare le nostre mozzarelle, i prosciutti e i formaggi? Certo, siamo tutti sulla stessa barca, è più che giusto aiutare la nostra economia e il turismo, però privarci di alcuni prodotti solo perché provengono dall’estero mi pare esagerato.
Personalmente penso che non ci saranno dei grossi cambiamenti, si cucinerà esattamente come prima ed è giusto così.
Noi abbiamo delle sedi a Dubai e Hong Kong, da quelle parti il Made in Italy è molto apprezzato, ricordiamocelo.
Si, noi, Longino. L’azienda é stata fondata nel 1988 da quattro amici di La Spezia. Nessuno aveva dimestichezza con il mondo della ristorazione, c’è chi faceva il petroliere e chi il dentista. Erano gli anni delle grandi novità, il foie gras non esisteva nemmeno o quasi, in Italia stava nascendo la gastronomia e l’alta cucina, era il periodo delle tre stelle di Marchesi, era molto in voga anche Ezio Santin. In quel periodo studiavo all’università e seguivo i corsi da sommelier. A un certo punto gli altri si sono allontanati per motivi lavorativi e così mi hanno ceduto le quote di maggioranza. Nel luglio del 1993 ho acquistato il 66 per cento, per poi portare l’azienda a Milano. Con gli altri siamo rimasti in buoni rapporti e ci vediamo tutt’ora.
Siamo quotati in Borsa al mercato delle piccole aziende, abbiamo un fatturato di 33 milioni, di cui 30 in Italia Nella nostra nicchia di settore siamo secondi come grandezza, dietro a Selecta. Tre milioni arrivano dalle filiali di Dubai e Hong Kong, dove il prodotto italiano va per la maggiore.
In questo periodo si è venduto molto il gambero rosso, per il resto confesso che pure noi abbiamo faticato a reperire alcuni prodotti, vista la difficoltà dei trasporti”.

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