“Indossa qualcosa di straordinario”

“Indossa qualcosa di straordinario. Stasera passo a prenderti e andiamo a cena”.

E’ questo che più ci è mancato. Non i piatti. Ed è questo che il delivery non potrà mai sostituire. Il piacere di sussurrarle di vestirsi in maniera scintillante. Perché andare al ristorazione é anche o soprattutto questo. E’ l’emozione di vederla scendere le scale, oppure uscire dal portone. E’il desiderio folle di scoprire il vestito che ha scelto di indossare. Di indossarlo per te. E’ il cuore che impazza mentre la vedi camminare verso di te, sorridente e straordinariamente bella, profumando di paradiso e leggerezza, di spensieratezza e voglia di una serata indimenticabile. Quella sensazione che accanto a lei ti senti il re del mondo. Quella certezza di essere l’uomo più felice e fortunato del pianeta.

Perché la ristorazione non è somministrazione di cibo. La ristorazione è uno spettacolo, il fine dining soprattutto. In Francia andare da uno stellato equivale col l’andare all’Opera, per questo le cifre sono alte. Luci, drappeggi, atmosfera, architettura, esperienza, eleganza, a volte storia. Aggiungerei il chiacchiericcio intrigante, il piacere di guardarsi attorno, la tavola apparecchiata, sentire il ritmo della sala, dei camerieri.

Qualche settimana fa scrissero sul The Guardian: “La ristorazione fa parte del business dell’intrattenimento, è uno show”. E’ vero.

Da parte sua Jay Rayner spiegava che scrivere di ristoranti non significa solamente analizzare i piatti. No, vuol dire parlare di politica e design, di arte e storia, di amore e sesso, di gossip e molto altro.

Ma soprattutto vuol dirle “Indossa qualcosa di straordinario. Stasera andiamo a cena”. Si, stasera. E anche domani sera.

Life is now

Nella foto, una tavola studiata, sognata, ideata e apparecchiata da Giorgia Fantin Borghi

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