La stampa amica ti è nemica

Il bacio della morte. Prima o poi lo capiranno. Alcuni chef cucinano esclusivamente per quei cinque, facciamo dieci giornalisti al massimo. I piatti sono pensati per poter essere adulati dai suddetti. I quali, nel loro sport preferito, ovvero parlare di sé stessi, scrivono in una maniera tale da far allontanare la clientela.

Usano delle frasi e delle parole impossibile da capire. La clientela sente puzza di fregatura e se ne sta alla larga.
Accade spesso. Una brava sciura amava ripetere, con una enfasi da far venire la voglia di percuotere qualcuno: “Aaaaaah io amo le cucine difficili”. Intanto, perché uno deve cucinare in maniera difficile? Esistono clienti che vogliono mangiare in modo difficile? No. A uno didattico forse, ma ci vanno in cinque.

Morale? Dei Bros ne abbiamo parlato e non avete idea quanti messaggi ho ricevuto in privato. Poi ci sarebbe il buon Griffa, che non conosco di persona, però mi parlano di un bravo ragazzo. Ecco, ti mando un messaggio: Paolo credimi, non ho nulla, ma nulla nulla contro di te. Anzi, se vieni a Milano ti invito pure a pranzo. Però sappi che pure tu hai ricevuto il bacio della morte. I giornalisti invitati a esaltarti allontanano le persone. Non piacciono. A nessuno. Quelli piacciono solo a loro stessi. Non piacciono perché fin dalla prima riga si percepisce la menzogna, la forzatura. In francese si dice “Sono una pigna nel sedere”. Batterebbero le mani anche per un ristorante aperto a Kabul, a loro basta essere invitati ed essere trattati bene, magari poter portare la moglie o il marito che beve come un cammello.

Il terzo di questi qui che sta per chiudere è a Milano. Cucina solo per la Michelin (che però non lo premia per quanto lui lo volesse) e per i dieci che amano scrivere Escoffier ad ogni riga. Escoffier o no, sta per chiudere. Per mancanza di clienti e per eccesso di complimenti da parte della stampa che applaude al commando. Ha sempre fatto quattro coperti, massimo dieci, però l’ego è da Gordon Ramsay.

Lo so a memoria: verranno a dire che la mia cucina non viene capita e che il mondo va avanti perché ci sono chef come loro, che rischiano. Beh a questo punto aprite un laboratorio.

La gente però va al ristorante per mangiare bene e passare due ore piacevoli, non per capire. Se poi nessuno ti capisce in dieci anni, fatti magari una domanda. E se vieni esaltato dagli stessi che scrivono Escoffier stai alla larga, perché non portano bene.

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