Ristolandia, che tragedia

Madonnina santissima. Come siamo fortunati a vivere in Italia, dove la stampa è libera di esprimere le proprie opinioni. Difatti qui da noi la critica viene chiamata tale perché, appunto, critica. E’ inflessibile. Sono tutti dei giornalisti con dei principi, principi che poi sbandierano anche mentre si recano alla toilette.
Gente tutta d’un pezzo, che si è tatuata sul braccio le parole etica e lettori. Lo hanno fatto per poter dire che “giorno e notte viviamo assieme alle nostre regole di ferro”.
Siamo fortunati, perché a Ristolandia non accade ciò. Lì un giorno successe un fattaccio. Una famosa giornalista ebbe l’idea malsana di criticare. Malsana perché da quelle parti non esiste al mondo esprimere dei pareri negativi. Lì vige non tanto la censura quanto l’autocensura. Certo a noi qui pare davvero impensabile che un critico gastronomico possa trattenersi dal dire il vero: l’orgoglio e la professionalità gli impediscono di mentire. A Ristolandia invece hanno questo brutto vizio di vivere in ginocchio. Solo la famosa di cui sopra, forse per via di qualche giorno di vacanza passata in Italia, ha avuto questo incomprensibile scatto, scrivendo la verità su un ristorante.
Ovviamente la mandarono via dal giornale. Il collega, invece di difenderla, disse alla direzione: “Ben le sta, chi si crede di essere?”. Fece addirittura di più: chiese alla stessa direzione di porre rimedio alla vergogna dell’ingiusta recensione negativa e tornò nello stesso ristorante per scrivere un articolo riparatorio. Dimostrò un eccesso di zelo commuovente, mentre in Italia queste cose non accadono, qui l’avrebbero difesa a spada tratta, perché il compito della stampa bla bla bla. Come se non bastasse, si scoprì che il soldatino che scrisse la comica recensione super positiva faceva anche da consulente per il ristorante stesso.
Comunque la voce si sparse in giro: nessuno voleva più assumere la giornalista coraggiosa (ormai a Ristolandia se critichi uno chef vieni considerato quasi un dissidente), nonostante la sua bravura infinita. I direttori le dicevano: “Sei benvenuta, ma solo se scrivi in maniera positiva”. Mi vengono i brividi solo a pensare che vita tremenda possano avere i giornalisti a Ristolandia.
Per fortuna noi viviamo in Italia.

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