I love you, Good Life

Non so se vi capita. A volte vorrei fermare il tempo. Certi momenti mi piacerebbe durassero all’infinito. Era una frase che si diceva da adolescenti, ma a quei tempi erano solo parole. Ora ci terrei visceralmente. A dire il vero ogni tanto ci riesco. Non sempre, però oggi sì. Si, oggi. Sono le 11,50 e mi pare di essere sveglio da una settimana. Non so come, ma ho rallentato il passare dei minuti. La testa è sempre lì. Come sempre mi sto dilungando.Sono passati sei anni esatti. Non ricordo nemmeno come, però ebbi l’intuizione di trasformare Golf Life in Good Life. Lasciare il golf, in quel periodo in piena crisi, e sterzare sull’alta cucina e sui piaceri del maschio. Pian piano la rivista divenne solo alta cucina, perché nel frattempo lo stesso maschio iniziò a interessarsi, e tanto, della ristorazione. Era il 2014, l’Expo ancora non si capiva cosa fosse, Milano era un cantiere. Pare due secoli fa.
Di ristorazione si scriveva, e tanto, però si leggeva poco e senza molto interesse, tranne i soliti. Era tutto assai sonnacchioso e sonnolente. La Michelin sbrigava la pratica delle stelle in dieci minuti. Quasi nessuno faceva caso. Ora tutti sanno le stelle di tutti.Il mondo della ristorazione è cambiato, è molto più colorato, intenso e frizzante. Prima c’erano dei grandissimi chef raccontati da grigissimi figuri, convinti di poter fare il buono e il cattivo tempo. A dire il vero lo facevano. Il libro di Camilla Baresani, Gli Sbafatori, fece parecchio ridere ma nessuno si sentì parte in causa. Chi calcava la mano, ricattava e mangiava a sbafo era sempre un altro. Mi dilungo sempre.2014, dunque. Cambio rotta. La cucina la vedevo solo come un atto d’amore, in tutti i sensi. Era il periodo dello chef innamorato. Della schiena arcuata. Pensavo che la cena fosse solo per le coppie felici. A dire il vero lo credo ancora. Due infelici a che scopo devono recarsi in un luogo dove si ride e si chiacchiera? Chiesi a Monica Cordiviola, ritrattista per Vogue e simili, di inventarsi qualcosa. Mi mandò la fotografia che state vedendo qui. Avevo chiamato prima Angelo Inglese, per farmi in fretta e furia una giacca da chef personalizzata. Realizzata interamente a mano. Il titolo “I love you” forse a qualcuno sembra senza senso. Di sicuro a quelli che pensano alle riviste come ad un mucchio di ricette per zie con bigodini e credono che il lettore sia la donna pallida che si annoia perennemente e vuole sapere come sfornare biscotti vegani senza gusto.I love you vuol dire tutto. Sempre. E’ la frase più romantica al mondo. E’ senza tempo. Ed è Good Life al miliardo per cento. Oggi più che mai. I love you mi ha portato fortuna. Provate a dirla più spesso pure voi. Male non fa. A me non di certo.
Ps. In questi anni ho fatto qualche errore in italiano. Mi scuso. Mi rallegra il fatto che i quotidiani italiani, scritti da italiani che hanno superato il pittoresco esame da professionista, fanno ogni giorno molti più errori di me.

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