Tokuyoshi cambia tutto

Tokuyoshi. Si, lui, l’ex sous chef di Bottura. Si, lui che arriva a Milano nel dicembre del 2014 e viene a sapere che Wicky si sposta in Corso Italia. Yoji subentra dubito. Fa dei lavori in fretta e furia. Apre a febbraio. Il 4. Prende subito la stella. Cucina italiana con tecniche giapponesi e materie prime italiane. Applausi. Clienti. L’anno scorso fa dei lavori al ristorante. Lo scopo? Puntare alla seconda stella. Va tutto che è una meraviglia. Poi arriva il lockdown. Come ci piace questa parola. Looockdooown. Vado da lui sabato a pranzo. Sorpresa. Niente meno da 110 euro, niente scontrino medio da 180. Il ristorante pensato fino a tre mesi fa non c’è più. Ora si è trasformato in una Bentoteca. Una schiscetta per i milanesi, dice.

In pratica il ristorante fine dining si è trasformato in una sorte di Winebar. Stuzzichini. Otto, per la precisione. A la carte. Tre piatti fuori carta. 40 euro scontrino medio, vini esclusi. Il servizio è spartano, l’acqua te la versi da solo. Riso, wagyu, animelle, lingua di vitello, sashimi, il pollo piemontese (di Moncucco, da loro prende anche il piccione). Tutto buonissimo ma meno complesso. Quasi un bistrot. Gastronomia giapponese. Carino. Da giovani e per giovani, apprezza però anche parte della clientela del passato. A proposito: i vini, tutti naturali, come piace a Yoji.
Morale? Questa si chiama imprenditoria. Avere fiuto. Capire che vivere di nostalgia molle e sentimenti flaccidi non porta da nessuna parte. Si volta pagina, si va avanti con un nuovo progetto, che aveva già in testa ma non per quella sede.
E’ invidiabile il loro pragmatismo. C’è solo da imparare. Il pragmatismo vince sempre. Si deve essere lucidi, capire al volo se vale la pena continuare, oppure no. Spesso guardare indietro è una palla al piede: negli affari di sicuro. Dice che è provvisorio, vista l’attuale mancanza di turisti danarosi innamorati dalla guida. Dopo settembre si vedrà, però ha già l’intenzione di andare avanti così, semmai sposterà altrove il ristorante vero e proprio: ora lo vede con solo otto posti al banco.
Ieri con la nuova formula ha fatto 70 coperti. Certo, meglio avere 20 clienti da 180 che non 70 da 40. E’ ovvio. Però quei 20 da 180 non ci sono in questo momento. Tanto vale sterzare, cancellare il passato. Senza star lì a ruminare. Se i turisti non ci sono non ci sono. Aspettare invano non aiuta. Stop. Fine dei giochi. Arrivederci.
Lo so. Qualcuno con il sangue negli occhi sbraiterà, come da facili previsioni: “Quando lo hanno fatto i Bros hai detto che non si cambia mai rotta”. Aggiungeranno, in ordine sparso: pagliaccio, giornalaio, varie ed eventuali. Amen. I Bros non hanno cambiato rotta, hanno finto di cambiare. Hanno bandito la povera carne, chissà perché. Per il resto tutto uguale, dai prezzi al risto vuoto, visto pieno solo dalla stampa amica (la stampa amica vede sempre pieno ovunque, finché ti è amica: poi all’improvviso si litiga e il risto diventa vuoto: mistero).
Yoji ha avuto coraggio per davvero. Nessuno sa se ha imboccato la strada vincente. E’ presto. Però ora, secondo lui, la città chiede questo. E lui offre questo. La nuova linea è chiara. Drastica, se volete. Nessuna confusione. Non si é fermato in quella terra di mezzo, quel decidere non decidere che equivale ad un fallimento sicuro. Bravo Yoji.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *