Cucchi. Pasticceria Cucchi

Cucchi. Pasticceria Cucchi. Laura e Vittoria hanno preso le redini dell’azienda dopo la scomparsa di papà Cesare. 17 tavoli fuori. Nessuno libero. Accade ora. Live. È accaduto anche ieri, verso le undici. La Milano bene (qualsiasi cosa volesse significare) la considera un luogo cult. A ragione. Target trasversale. Alcune sciure pittoresche. Una, sei tavoli lontana da me, parla ininterrottamente da quattro giorni con la voce che fa l’effetto gesso sulla lavagna. Sigaretta di quelle sottili e poi va avanti a manetta a raccontare la qualunque. La sentono anche a Pioltello, secondo me. È di una antipatia unica. Per il resto tutto davvero ottimo. Le brioche sono di un livello alto verso altissimo. Leggere, gustose. La sfoglia, sottilissima.
Al tavolo accanto una bionda da leggenda. Sorseggia un marocchino. Sembra uscita da una puntata di Sex and the city. Ricordate la serie? Ora non sarebbe più possibile. Oggi si dovrebbe mentire, due delle quattro dovrebbero essere meno bianche. Scandalo, quattro amiche bianche e benestanti. Inaudito. Etero poi, tutte quattro. Al rogo al rogo.
Bianche benestanti ed etero, nessuna militante, nessuna vegana, nessuna che tira pippoti sul terzo mondo. Ancora un po’ e lo vieteranno le legge, quattro donne bianche insieme. Fu la serie tv più vista da sempre proprio per questo. Pazienza.
La donna al tavolo accanto non somiglia a nessuna delle quattro. È più bella di loro. Più elegante e raffinata. Ora vi lascio, provo ad attaccare bottone. Ne vale la pena. Intanto sono alla terza brioche. Quelle con la crema pasticcera vincono a mani base. La crema è fresca. Si, il pensiero va sempre ad una schiena arcuata, vellutata e luminosa. Chissà la schiena della bionda. A dopo.

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