Gli architetti hanno distrutto la ristorazione

Si può dire che gli architetti abbiano rovinato la ristorazione? Si che si può. Questa mania di essere minimal a tutti i costi ha portato a dei danni incalcolabili.

Torniamo per un attimo ai ristoranti glaciali e ghiacciati. Ieri parlavo della chiusura di Taglienti (dispiace davvero). Domanda: se avesse cucinato in un luogo accogliente, coinvolgente e trascinante, avrebbe avuto un maggior numero di clienti? Probabilmente sì. Sicuramente sì. Decisamente sì. Le donne si sarebbero sentite più a loro agio, più rilassate. Avrebbero riso di più e in maniera diversa. Più spensierata, forse. Avrebbero trasmesso delle energie diverse.I maschi (non gli uomini: i maschi) le avrebbero guardate con occhi più infuocati. Si sarebbe creata quell’atmosfera intima e intensa che porta alle good vibes. Good vibes, il segreto di un ristorante sono le vibrazioni, non i sette tipi di acidità di un piatto (acidità, Escoffier, filosofia: il manuale per non farsi leggere e allontanare le persone da un ristorante. Chi se ne frega, a parte i pittoreschi venditori di fumo?).

Luci più basse, colori più caldi, materiali più rotondi. E invece no. Tutto minimal, tutto che pare una sala d’attesa, oppure un aeroporto. Come si è arrivato a questo? Di chi è la colpa? Perché i ristoranti sono diventati delle sale mortuarie? Cosa ci siamo persi, quando e come è successo? E soprattutto ci sono dei benefici?

Qualche mese fa Cracco mi disse di non farsi una ragione per questa ossessione di copiare gli scandinavi. “Tutti impazziscono per lo stile italiano e noi cosa facciamo, lo buttiamo via sterzando su mondi che non ci appartengono. Cosa abbiamo noi in comune con i paesi nordici? Nulla.”. Aveva ragione. Difatti il suo ristorante ti fa sentire in Italia, a Milano, in Galleria. Piaccia oppure no, ma ha una forte identità.

Quando e chi ha deciso che al ristorante si deve andare come ad una mostra di arte astratta? Chi ci ha tolto il piacere di ridere e di chiacchierare? Chi ha spersonalizzato i ristoranti, rendendoli tutti ugualmente perfetti e ostili? Gli architetti. Quelli milanesi, soprattutto. Negli ultimi anni nascono locali fotocopia. Privi di qualsiasi anima. Freddi, impersonali e perfetti. E’ come andare all’aeroporto. Se ne fregano di tutto. Dell’acustica, in primis. Mai visto un architetto fighetto che si interessi del rumore e del piacere del cliente. A loro importa solo di essere pubblicati sulle riviste di settore. Non nominerei uno di questi in un articolo nemmeno morto. Se avete fatto caso ormai i comunicati stampa pullulano di frasi su di loro. Pure qui i giornalisti battono le mani festanti (i giornalisti battono sempre le mani festanti).

La domanda però è perché si è arrivati a questo, a scegliere di aprire un posto del genere. A impostarlo così. Se ci fate caso, sono perfino privi di fantasia. Di sicuro non aiutano a creare una ben che minima atmosfera piacevole. Allontanano le persone, invece di avvicinarle.
E’ difficile fare delle percentuali, però la freddezza, oppure il calore di un ristorante incide tanto sulle sue fortune. Pensateci prima di rifare il vostro ristorante.

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