Ristolandia, che pezzenteria umana

Ragazzi, banalizziamo sempre. Però siamo davvero fortunati di vivere in Italia, dove i grandi chef non portano rancore verso i ragazzi che ad un certo punto della carriera vogliono prendere una strada propria. E nemmeno si alterano da morire se non vengono adulati 25 ore al dì. Perché a Ristolandia succede questo e molto altro. Un paese terribile.

Dunque. Da quelle parti c’è un grandissimo cuoco. Per anni ha avuto un sous chef molto bravo, che poi però ad un certo punto della sua vita si è permesso di pensare di avere il diritto di aprire un suo, di ristorante. Il grande cuoco, appresa la notizia, si è comportato da vero gentleman. Difatti non gli ha più rivolto la parola. I grandi sono così, umili e paternali. A Ristolandia, non in Italia: ripetiamolo, siamo fortunatissimi.

Dopo sette anni sette, l’ex allievo rilascia una intervista dove parla benissimo del suo ex capo. Benissimo ma non così benissimo, perché per il grande capo non è mai abbastanza benissimo.

E così, dopo sette anni sette quello che si crede Dio chiama il ragazzo. Il quale pensava che la telefonata fosse di ringraziamento per le belle parole spese. O che volesse chiedergli come va e se ha bisogno di qualcosa, un consiglio, un’idea, una parola. Povera stella. Che illuso. Forse pensava di vivere in Italia, dove c’è questa grande amicizia e amore fraterno fra i cuochi.
“Buongiorno chef”, risponde entusiasta il ragazzo. “No, ascolta”. Senza buongiorno, perché a Ristolandia sono tutti trattati come sottoposti. “Se tu rilasci delle interviste parla delle tue cose senza tirare in ballo gli altri”. “Ma le avevo fatto i complimenti”. “No no, dall’intervista si poteva capire che io non fossi il più bravissimo. E io sono il più bravissimo. Vado anche in televisione dove vengo apprezzato da tutti. Sai quante puntate ho registrato, dove ho cucinato come un Dio?”. Fine della telefonata. Ora per i prossimi 35 anni non lo chiamerà, a meno che il ragazzo non rilascerà un’altra intervista a quel giornalista che stranamente se ne infischia di tutti questi trastullamenti e rapporti incestuosi fra stampa e cucinieri.

E’ finita qui? No no, siamo appena all’inizio. Il ragazzo, quasi in lacrime, chiama il giornalista. “Tu hai scritto giusto, a me piace, sono io quello che ha detto quelle frasi e mi riconosco, però mi devi capire. Io vivo in questo mondo e se non sistemiamo la faccenda lui mi demolirà”. Come ti demolirà, chiede il giornalista. “I suoi amici della stampa inizieranno a scrivere male di me, altri suoi amici delle guide mi faranno a pezzi”.

Il giornalista, rilassato come un panda, risponde: “Capisco. Però a me di quello che pensa il tuo ex capo mi importa leggermente meno di zero. Chiamalo da parte mia e dirgli che Dio esiste già. Dagli questa notizia scomoda al calar della sera. Io non cambio nulla. Poi salutandolo ricordagli che il mondo non gira attorno a lui”.

Panico. Il ragazzo fa una pausa e poi, sconsolato, dice, quasi rassegnato e in lacrime: “Tu non puoi capire. Lui è potente. Sono tutti ai suoi piedi. I suoi amici giornalisti fanno quello che dice lui. Di conseguenza inizieranno a scrivere male di me. Poi chiamerà anche i suoi amici di qualche guida. E mi daranno un punteggio basso. Mi rovinerà”.

Certo che siamo fortunati, e non poco. Quando mai in Italia succedono episodi del genere. Qui i grandi dichiarano sempre pubblicamente di essere contenti e felici dei loro ex allievi che ora hanno successo per conto proprio. E quello che dichiarano è quello che fanno. Non come a Ristolandia, dove dietro la facciata dei buoni sentimenti nascondono le peggior malefatte.

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