Architetti che distruggono la ristorazione. Su Dagospia. Ahia

Oh Gesù. La storia degli architetti che hanno distrutto la ristorazione è su Dagospia. Grazie a Cristiana Lauro. Prevedo giramenti di bile e non poche. Da parte mia dormirò sempre sette ore e mezzo filate. Il resto si arrangino. Amen. Però lo so come andrà. Perché gli architetti sono ancor più permalosi e presuntuosi degli chef. Si credono tre gradini sopra Dio. Sono tutti molto presi dal loro argomento preferito, ovvero loro stessi. Io io io io io io e poi io. Sono i “Ciao come sto”. Con quel complesso di superiorità dipinto sul viso e il leggero disprezzo all’angolo della bocca, del tipo “ma perché perdo del tempo con uno come te, ignorante”. Ne avevo sentore di ciò, però non immaginavo fino a questo punto.

Senza tediarvi. Dopo il post di qualche giorno fa hanno iniziato a sbraitare boffoncchiando paonazzi. Dicono: semmai un ristorante venisse su male la colpa sarebbe solo ed esclusivamente del committente. Ma davvero? Ma davvero???? Il ristoratore ti ha chiesto “per favore pensa ad un ristorante rumoroso, freddo, spersonalizzato, inospitale”? Ti ha detto “Vorrei un ristorante fotocopia, come gli ultimi centomila aperti a Milano?”. “Sogno un ristorante senza senso, senza adeguati spazi di servizio, senza una giusta illuminazione?”. Certo che no.

Però va detto che spesso hanno vita facile. Soprattutto con i ristoratori di provincia o provinciali, facilmente impressionabili. Gli architetti si presentano, o meglio ricevono con ghiacce di velluto, il volto greve, leggermente curvi, due maroni così. Quelli vecchia scuola, con lo studio dalla “sigla” lunghissima, cinque nomi e quindici cognomi, per tre soci fanno trenta righe di carta intestata. Le nuove leve invece sono più espansive. Maniche di camicia (bianca) arrotolate. Entusiasti di buttare giù muri a non finire. Tanto paghi tu.

L’uomo di provincia ne subisce il fascino, soprattutto quando l’architetto tira fuori parole come Dubai, New York, Capri, Monte Carlo e altri nomi di privati che lo hanno ingaggiato per ville, case, locali e altro.

Piccolo elenco dei commenti che ho “incassato” su Linkedin. “Il ristoratore aveva le idee confuse”. What???? E tu perché pensi di abbia preso? Per chiarirle, no? “L’architetto non ha avuto la possibilità di lavorare in un vero team di progetto”. E daje. “L’unica colpa è del committente che ha approvato il progetto”. Raga state bene? Un ristoratore deve capire gli errori dell’architetto??? Andiamo avanti. “Un ristorante non chiude per via dello stile del locale”. Non mi sforzo nemmeno di rispondere. Sappiamo tutti che alcuni ristoratori pensano di saper fare tutto e si impicciano. Ma di sicuro non sanno fare l’architetto.

L’unica certezza è che la colpa è sempre degli altri.

Ristoratori, ora sul serio: pensateci mille volte prima di decidere a chi affidarvi.

Ps. Nella foto il Noma. Che è bellissimo, ma a casa sua. In Italia avrebbe meno senso.

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