Ristoranti e architetti. Conclusioni.

 Ristoranti e architetti. Conclusioni. Comiche e patetiche. Facciamo ordine. Dieci giorni fa scrivo quello che pensano in tanti, giornalisti a parte (te pareva, mai una parola di dissenso, solo propaganda e pr. Ceausescu andrebbe fiero di loro).

Scrivo dunque che gli architetti, innamorati solo di loro stessi, mettono in piedi dei ristoranti che sono una via di mezzo fra una sala mortuaria e una stanza d’attesa di un dentista in centro città. Freddi, minimal, fotocopia. La noia. Perfetta, però. Perfetta ma nemmeno tanto, perché non ne hanno la minima idea degli spazi di servizio, cappe, pass, nulla. Hai la sensazione che non siano mai stati in un ristorante. Che disegnano e progettato stando sulla luna. Non ci pensano minimamente che una coppia sceglie di andare a cena per sentirsi bene e non per sentire la messa.  Quando entri ti deve colpire quel rumore piacevole, il tintinnio dei bicchieri, il chiacchiericcio, le risate. Devi voler subito far parte di quel mondo pieno di adrenalina e relax. Il benessere. Niente. Non ci arrivano, A loro importa il disegno, per titillarsi l’ombelico e dirsi davanti allo specchio “madonna mia quanto sei bravo”. Per loro è tutto minimal. Una pizzeria, un fine dining, una trattoria, una friggitoria, una pasticceria. Fin qui i fatti.

Ora inizia il divertimento. Da dieci giorni, soprattutto su Linkedin, sbraitano in maniera folcloristica difendendo sé stessi e la categoria. Il mille per cento di loro sostiene che mai, mai, mai e poi mai un ristorante viene su male per colpa dell’architetto. Ridiamo o piangiamo? Ridiamo. Avessi sentito uno a dire “sì, forse siamo troppo megalomani, troppo vanitosi, forse non riusciamo ad abbassarci al livello di un ristoratore per ascoltarlo. Forse siamo scarsi. Forse la ristorazione non è il nostro pane. Forse passiamo troppo tempo davanti allo specchio a darci dei bacini”. Figuriamoci. Hanno sempre la scusa pronta, ma sono così patetici da venir voglia di dir loro, accarezzandoli sulla testolina: “Fingi di avere un impegno e lascia stare che ti stai impappinando su te stesso”.

A sentirli sono tutti gran ascoltatori, parlano con il cliente, sono attenti alle esigenze. Di due una. O non sanno ascoltare o non capiscono quello che viene loro detto e chiesto. Oppure forse non riescono a trasformare in realtà i sogni del ristoratore.

E’ imbarazzante la loro furia nei miei confronti, come se fosse mia la colpa.

Ora, dei loro progetti a me interessa poco. A me interessa di voi ristoratori. Che spesso vi state fregando con le vostre mani, fidandovi. Penso che nessuno di voi vuole un ristorante freddo e vuoto. Per cui state più attenti ed eventualmente non fatevi intimorire. Ma soprattutto mettete fin dall’inizio in chiaro che volete un locale caldo, coinvolgente, intenso, sensuale, dove le coppie non vedono l’ora di tornare. Perché gli architetti sanno fare solo ristoranti dove le persone non vedono l’ora di scappare. Certo, non tutti: 9 su 10.

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