La forchetta, fra eros e storia

Quei momenti che restano per sempre. Che faresti di tutto per fermare il mondo e viverli a lungo. Kodak moments.
Perché quel gesto vale tutto. Lei, che arrotola elegantemente la pasta. Poi, con lentezza, avvicina la forchetta alle labbra. Il suo corpo straripa di piacere. Lo si percepisce. Chiude gli occhi, sorride, miagola quando lo spaghetto accarezza il palato. Le si illumina il viso. Freme di piacere. E’ felice. la guardi e ti dici: “Dio mio quanto è bella e quanto la amo. La voglio per sempre”.

La sensualità a cena. Perché si va soprattutto per questo.
Sono sempre stato incantato dal contrasto fra una donna raffinata e un piatto di pasta ruvido. Lei, scintillante, con il collo sottile e alto, che divora, a modo suo, la carbonara. E poi le dita lunghe, affusolate, nervose, che sfiorano e sollevano con delicatezza la forchetta.
La forchetta. Si, vi ho portato fin qui per parlavi della forchetta. Fin qui la parte hot, erotica. Ora arriva la parte didattica. Io uno non avevo la minima idea della sua storia. L’ho trovata su Instagram, raccontata da chi sa per davvero raccontare il mondo della tavola. La mia parte è finita. Ora si sale di livello e si va all’università.

“Preziosità da forziere.
Così venivano definite in epoche passate le forchette, strumento che ha avuto alterne vicende nonché fortune. Apparse evidentemente in tempi assai più tardi degli altri utensili da tavola, furono additate dapprima come “strumenti del diavolo” poi come oggetti che “fanno ischifezza”.
In alcune corti la forte ironia attorno alle forchette veniva stimolata da un’idea di transitorietà dello strumento e di scarsa virilità pure! Roba da “donnette” insomma.
Sicché, vi furono mille mila polemiche intorno a questo bastoncino a vari rebbi (punte) e si continuò a lungo a mangiare con le mani fino a quando non intervenne quello che gli antropologi chiamano “la soglia della ripugnanza”, ovvero un tale grado di schifiltìo nel guardare gli altri (e se stessi) unti e bisunti da voler cambiare decisamente habitus.
Ci volle del tempo. Molto tempo.
Ma la maestria nel forgiare oggetti meravigliosi, entrati poi nell’uso comune, è stata la fortuna di tanti artigiani, anche e soprattutto italiani.
Peso, equilibrio, numero di rebbi, grado di scalfittura, cesellature e design, in poche parole: la storia della forchetta.
La nostra storia”. Di Giorgia Fantin Borghi

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