La pioggia. Lei. L’amore. Gong

Ieri. Due ore di pioggia fortissima. Confesso, ero da solo. Un nuovo sigaro, mai provato prima, e il gin tonic. Stavo da dio e soffrivo da matti. Sarebbe stato il tempo ideale per stare con lei fra le mie braccia e invece…

Verso le 21 la pioggia finisce. Avevo un groppone in gola che la metà basta. Perché ogni giorno senza di lei è già di per sé un vuoto pazzesco, figuriamoci con la tempesta.
Per sopperire in qualche modo ci voleva qualcos’altro di straordinario. Una cena. In un posto dove puoi straripare di gioia. Dove ad ogni boccone l’effetto wow è assicurato. Ecco, l’effetto wow: si vive per questo, per la magia.

Volevo due piatti, soltanto due piatti, che avevo già assaggiato qualche giorno prima e mi avevano mandato in paradiso. Perché da quelle parti stanno migliorando da pazzi. A proposito, Era pieno, Sono arrivato alle 22.20 ed ero il secondo turno. Riescono a girare i tavoli ed essere al completo pure con questa situazione.
Dunque, i raviolini al black code. Poesia. Anzi, sinfonia. Non so perché mentre li assaggiavo con infinita lentezza mi passava per la mente il Canone di Pachelbel. Ideale per morsicare piano piano. E poi il vacuum. Vacca vecia, in italiano cuciniero. Intensità massima. Un gusto forte, fortissimo. Da maschio di una volta. Però penso possa piacere anche alle donne dal gusto sicuro. Alle donne con una personalità forte. Carismatiche. Vincenti. E belle da morire. A lei, si.
E ancora sì, ero da Gong. Perché in questo momento non esiste un Milano un ristorante simile. Ne parlo spesso perché ci vado spesso. D’altronde se hai una Ferrari la guidi ogni giorno, non è che prendi il bus solo per non far arricciare il naso a qualcuno. Andateci. Rimarrete sbalorditi. Davvero. Prima era un ottimo ristorante. Ora è sbalorditivo.

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