In vacanza con Niko

Wow. Il momento tanto atteso è arrivato. Siete raggianti. Sorrisoni. Lo aspettavate da mesi. Avete prenotato già da novembre. Tristellati ovunque. Parigi. Lione. Nelle Langhe. Poi da Niko Romito. Se avanza tempo anche una fuga in Provenza e due giorni a Copenhagen, ma solo se si trovano dei tavoli all’ultimo. Quattro stellati in due giorni, magari a Ferragosto. Come se non ci fosse un domani.

Non vedete l’ora. No, non tanto per cenare, quanto per poi raccontarlo agli altri. Ovvio che a nessuno freghi qualcosa, ma che gusto c’è spendere tanto senza poi farlo notare compulsivamente al mondo intero? Vien il dubbio, anzi più del dubbio, che ci andate solo per status.

Lo so. Non potrete aspettare il ritorno a casa. Già dal mattino presto posterete a manetta: “Stasera Bottura”. E dunque? Nulla. Però volete farcelo sapere. Chissà che invidia i Marazzi, che quest’anno si sono fissati con le cantine, niente tre stelle. Per non dire di Maria Sole e Lupo, che passeranno l’agosto a Forte, mangiando noiosamente allo stesso ristorante, da anni. Rozzi, loro. Nota a margine: da evitare, non sanno cos’è il cibo. Noi invece…

Voi invece sì che ve la state spassando. Poi di ritorno nelle stanze d’albergo oppure nella casa acquistata, oppure affittata con i soldi del nonno, ripercorrete i piatti. Fare l’amore non se ne parla, tornare sui dettagli del menù degustazione invece sì. L’amore è superato, il brivido viene dalle sette acidità dei piatti. Ci si addormenta analizzando l’abbinamento con il vino: forse il sommelier ha proposto qualcosa di troppo scontato. Bocciato.

Anni fa ci tediavate con le diapositive delle vacanze. Ora vi pare cheap, però ricordate? Il Gianmaria che urlava felice con il microfono. Karaoke, con la bandana in testa. “Che ridere”, dicevate ad ogni diapositiva. Ridevate solo voi. Era orribile. Di Ginevra con le treccine che posa assieme al bambino sorridente a Malindi non c’è più ombra. Una moda passata. Poi fa pochi like. D’altronde la foto la si faceva solo per quello.

Ora sei top se posti i piatti di Niko. Si, Niko, perché è ormai un vostro amico. Vi ha anche regalato una bottiglietta d’olio. Certo, avete speso 700 in due. E non vi siete nemmeno divertiti, d’altronde non vi divertite mai al ristorante. Sapete però a memoria i menù di tre anni fa e siete sempre pronti per la gara più inutile del mondo, “Quante volte ci sei stato da Uliassi? Io cinque”. Amen.
State forse pensando se pure io stia fantasticando sul dessert di Ducasse. Avete indovinato: no.

Sogno un’altra cena improvvisata con lei seduta sul mobiletto di fronte al frigo. Nuda. Con la mia camicia addosso. Bianca, di lino. Morbida. Pane e mortadella. Nulla di più. Tenetevi le diciotto portate. Io un panino veloce con lei che sorride come una bambina, felice e spettinata. Poi la riporto in braccio, a letto, mentre voi state ancora disquisendo dotti per altre 98 ore sulle acidità e su Escoffier. Lo so, sono grezzo. Mi assumo.
Buone vacanze. A me, che le vostre, insomma….

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