L’alta ristorazione, quella vera

Quando abbiamo smesso di intendere la cena come una serata piacevole in un posto leggero e gradevole e quando abbiamo iniziato a considerarla una snobberia da esibire? Quando e perché abbiamo spostato spasmodicamente l’attenzione esclusivamente verso i piatti, lasciando in secondo piano l’atmosfera del locale? Quando e perché abbiamo cominciato a valutare un ristorante solamente in base alle prestazioni funamboliche e stravaganti degli chef, come se fosse una mostra pallosa e non come un posto pieno di buone vibrazioni?
Forse non esiste un momento preciso. Forse comincia tutto pian piano ai tempi di Adrià.

Di sicuro la gran parte della colpa è di una certa stampa che ha avuto l’idea subdola di volerci dimostrare in maniera compulsiva ed irritante la sua presunta superiorità di linguaggio e conoscenze, raccontandovi di tecniche e teorie, di acidità e del povero Escoffier, spesso citato a caxxo di cane, pace all’anima sua. E’ stato un modo arrogante ed aggressivo per informarvi che voi siete dei poveri cristi perché vi accontentate di mangiare pasta, carne e sushi. Sotto sotto intendevano dire che non avevate la sensibilità e la capacità di intendere più di questo. Volevano dirvi che loro non sprecano tempo con piatti banali e ristoranti per gente comune, che loro sono colti e che hanno una vita pirotecnica e voi invece una noiosa. Era vero il contrario, però lo abbiamo capito tardi.

Per dei motivi sconosciuti si è iniziato a inseguirli in questa corsa folle e sgradevole, dove contava quanti ristoranti creativi avevi provato in una settimana, come se fosse stata una competizione.

“Ieri sono stato da questo, domani vado da quello, sono stanca morta, non ce la faccio più”. Ma crepa. Stai a casa. Vai a mangiare serena nel tuo ristorante preferito e smettila di darti un tono. Dovevamo e dovevate dire loro questo, e invece, incredibile ma vero, vi facevano invidia e cercavate di imitarli. Solo dopo siamo arrivati a renderci conto. Ci hanno fregati, ammettiamolo.  

A cosa ha portato tutto questo? Semplice: al fallimento di molti e al voltastomaco. Si, perché lo squallore umano e la pesantezza di alcuni ti portano per forza a pensarla così, per non dire dei loro proseliti, giovani leve che ti raccontano il nulla, ma lo fanno come se fossero con la verità in tasca. Loro si credono fighi e sono invece tutt’altro. Al massimo dei megalomani patetici.

Il punto è che hanno fatto dei danni pazzeschi, irrimediabili. Si è finiti con l’allontanare le persone e mettere in crisi una generazione di cuochi, ammaliati più dalle recensioni che dal riempire i ristoranti. Per anni nessuno ha fatto caso che i suddetti giornalisti avevano mille lettori tutti messi insieme e che i ristoranti che proponevano piatti spesso surreali erano lo 0,01 del totale. Sia chiaro: chi è di un livello veramente superiore merita di giocare nelle semifinali della Champions, ma sono in pochi, sono quelli premiati dalla guida. Il punto è che in migliaia hanno cercato di imitare Messi essendo solo Torregrossa. Così facendo si sono smarriti, hanno perso la strada, la propria identità, cercando sempre di essere qualcuno che non avrebbero mai potuto essere. Avrebbero potuto riempire i propri ristoranti, li hanno svuotati inseguendo il nulla. Hanno fallito sperando di essere recensiti, cercando delle strade che non appartenevano loro. Fare la pasta al pomodoro sembrava cheap, pareva che solo la cucina creativa, qualsiasi cosa volesse dire il termine, portasse nell’Olimpo. Pensavano di avere soldi e gloria copiando dei piatti da Instagram. E’ folle.
Ora si torna all’alta ristorazione intesa come un misto perfetto fra atmosfera, accoglienza, piacevolezza e piatti, iniziando appunto dall’atmosfera frizzante e raffinata del risto stesso. I piatti vengono dopo. Si comincia dallo star bene, confortevoli e rilassati, sorridenti e leggeri.

Sono i ristoranti che hanno fatto il pieno da metà maggio ad oggi. Come per incanto la gente è tornata alle origini, preferendo le certezze alle bizzarrie e alle stravaganze pseudo creative.
Essendo io milanocentrico, non ha alcun senso parlare d’altro, mi fermo a quello che conosco e che frequento assiduamente. No, non è una vergogna andare sempre negli stessi posti, così come non per forza devi frequentare dieci donne per sentirti maschio: amate una, ma amatela follemente e anche più.

La mia classifica la guida Gong e lo sapete già. Alcuni mi rimproverano di parlare spesso di loro, però ripeto: se ho trovato la donna dei miei sogni perché mai dovrei flirtare altrove?  
Giulia Liu è riuscita a creare il risto perfetto, bilanciando le componenti come nessuna. Non ci sono incongruenze, punti deboli, piatti di bassa intensità: è pazzesco, semplicemente pazzesco.
Si mangia e si sta da dio. Da dio. La pasta lamien all’astice è l’emblema di tutto ciò. Mortale, sensuale, monumentale.

Piccola postilla. Non vergognatevi di ordinare sempre le solite cose. Se vi piacciono da morire, fatelo. D’altronde se vi piace da svenire baciare la stessa donna, non si capisce perché cercare altrove.

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