Andrea Macchione. Taittinger, mon amour

Lo spirito imprenditoriale che romba nelle vene. L’adrenalina tipica delle sfide epocali. La tensione positiva che pervade l’aria. Il cuore che spacca il petto per le preoccupazioni. Il piede che pigia deciso sull’acceleratore. La voglia di vincere il gran premio della paura. La voglia di vincere e basta. A qualsiasi costo. Anche perché da una parte non ci sono alternative, mentre dall’altra sarebbe un controsenso capitanare una maison di champagne senza l’ottimismo stampato sulla fronte. Andrea Macchione, amministratore delegato di Taittinger, lo sa. Aggiunge, con un misto di spavalderia ed estremo pragmatismo: “Sono come un pilota di Formula 1. Pioggia, caldo, vento, freddo, io devo correre ad ogni costo. E lo faccio senza problemi”. A dire il vero qualche problemino ci sarebbe, ma lui va diritto per la sua strada e guarda avanti, scrollandosi di dosso pesi e tensioni che in alcun modo porterebbero a dei risultati.
Il Lewis Hamilton del mondo dello champagne va veloce, ponderando le misure, avendo però chiare le strategie: “Incidenza diretta e interventi capillari”. Torneremo più avanti.
Ora restiamo all’esplosione di felicità che gli si legge in viso quando ci racconta del Comtes 2008: “Lo aspettavo da anni. E’ un prodotto spaziale. Vi prego scrivete proprio così, spaziale”. Lo scriviamo. Spaziale. Lo ripetiamo. Spaziale. Rosé. “Non più di 20.000 bottiglie, all’Italia spetta un terzo o giù di lì. Conterà molto il posizionamento”. Prepariamoci.  
Prepariamoci, anche perché si avvicina il Natale. Sì, il Natale. Lo sappiamo, siete ancora sulla spiaggia. Vi pare folle pensare alle feste di fine anno. Per voi sono lontanissime. Avete la mente leggera e guardate i tramonti, con la pelle dorata e ancora tanti sogni estivi da portare a buon fine.
Per le maison di champagne invece le festività sono dietro l’angolo. E’ così da sempre, Francia esclusa, dove gradiscono e consumano le bollicine anche a colazione, marzo oppure novembre importa poco. Fanno una gara a sé, per restare in tema di automobilismo.
Da noi invece si gareggia ora, la bandiera a scacchi sta per sventolare. Dare il via. Manca solo Guido Meda a urlare in telecronaca “Tutti in piedi sul divano”. Sostituite divano con territorio e avete un’idea. Perché le promozioni, le campagne pubblicitarie e di vendita, le energie si concentrano tutte sul periodo che inizia adesso per finire a mezzanotte del 31 di dicembre. In gara sono 770 produttori. La prima fila e il podio spettano a pochi. Fra questi ci sarà Taittinger.
Intanto diciamolo, le maison sono stati assai fortunate, semmai si può pronunciare la parola, visto il contesto: però il lockdown e le chiusure sono avvenute in primavera, non proprio un momento straordinario per le bollicine. Certo, non hanno fatto salti di gioia, ma immaginate cosa sarebbe successo se fosse arrivato nella parte finale dell’anno. Un cataclisma.
Meglio non pensarci. Come ogni buon capitano si scrolla di dosso il passato, abbandonandolo e dimenticandolo. Concentra tutte le energie per prendere di petto il mercato, perché la vita si gioca oggi, lasciando una punta di pensieri per il domani.
Incursione a gamba tesa nei suoi ragionamenti, spunti e appunti, senza domande che potrebbero in qualche modo alterare il Macchione pensiero. Solo le sue parole.


“La famiglia Taittinger ci è stata vicina, prima di tutto dal punto di vista umano. Nei mesi più difficili ci chiedevano della salute, nostra e dei nostri familiari. Pare banale, ma non lo è: quando si predilige il fattore umano l’azienda ha una base solida, dei valori che permettono di superare la tempesta. Sono stati molto presenti e attenti sia loro sia la famiglia Illy, che rappresenta la maison sul territorio italiano. Ci sentiamo molto protetti e per nulla preoccupati, anzi, il loro sostegno ci permette di concentrarci esclusivamente sulla parte operativa. Per quello che mi riguarda ho un pensiero fisso: far sì che le vendite permettano a tutti di mantenere il posto di lavoro. E’ la mia più grande sfida. La vincerò”.

“Per la vendemmia di quest’anno si annunciano tante novità, non tutte piacevoli. Le botti sono piene, si rischia un eccesso di produzione. In Francia hanno fatto un accordo: ci saranno delle limitazioni, il consorzio pensa sia meglio così. Purtroppo il rischio è che tanta uva possa andare al macero, che venga distrutta, in questo modo d’altro canto si potrebbero preservare i prezzi, evitando la corsa al ribasso, ovviamente da evitare”.

“Nelle crisi si trova sempre qualcosa di positivo. Noi per esempio abbiamo capito di essere molto snelli, agili e veloci nelle decisioni, forse perché siamo un’azienda molto giovane, l’età media non supera i 46 anni”.

“Un anno del genere è difficile da analizzare, non è minimamente paragonabile ad altri. Il 2020 era iniziato in maniera molto positiva, viaggiavamo con il vento in poppa… ora è diventato tutto più difficile. in ogni caso siamo ancora a settembre, fino a dicembre abbiamo quattro mesi dove possiamo spingere forte, fortissimo. Si, sono ottimista”.

“Il mercato italiano ha retto meglio degli altri, abbiamo l’ambizione di non discostarci troppo dalle vendite 2019: 85.000 bottiglie.
Ci sono dei paesi che hanno dei cali drastici, prendiamo le Maldive: per quanto nessuno pensi a loro come ad un mercato di primo livello, ebbene lo sono. In vacanza il consumo di champagne tocca vette altissime e da quelle parti si è sempre propensi a festeggiare, si va per questo: rilassarsi e godersela. Nei momenti di perenne felicità le bollicine non possono mancare”.


“Gli ultimi mesi sono stati incoraggianti, abbiamo segnato un più 9 per cento rispetto a giugno e luglio dell’anno scorso. Ovviamente dobbiamo tener conto di alcune chiusure per via del virus, di conseguenza i ristoranti hanno tardato a fare gli ordini che solitamente facevano a marzo, aprile e maggio.
Cantar vittoria forse sarebbe prematuro, dall’altra parte vedere dei segnali positivi ci stimola e ci rassicura. C’era davvero bisogno di una botta di energia e di conferme.
Sento colleghi che hanno toccato il meno 50 per cento, va detto che noi resistiamo, però la prova della verità inizia con settembre. Mescita e vendita classica: possiamo fare il miracolo”.


“In generale sugli scafali resta un invenduto assai importante, le percentuali si aggirano sui 30 per cento. Dobbiamo aiutare i nostri clienti a mantenere il circuito virtuoso, è ovvio che in alcuni casi stiamo rinegoziando il credito, procrastinando i pagamenti”.


“Per quello che riguarda le vendite per il così uso domestico, abbiamo iniziato e perfezionato delle collaborazioni con varie piattaforme, alcune di loro consegnano le bottiglie ad una temperatura ideale. Però va detto che tocchiamo un argomento assai spinoso e sensibile, è più facile ordinare un vino che non lo champagne. Il motivo? A casa hai voglia di bere un bicchiere di Brunello, un po’ meno una coppa di bollicine. Perché? Lo champagne é un prodotto troppo legato alla convivialità, mentre il vino è più meditativo. Comunque preferiamo agire direttamente piuttosto che appoggiarci su siti e simili. Abbiamo una persona che guarda ogni giorno le oscillazioni dei prezzi online, teniamo sotto controllo il mercato, ma prevalentemente ci concentriamo sulla vendita diretta. Interventi capillari e incidenza diretta, ecco la strada che abbiamo deciso di intraprendere”.


Il lockdown ci ha tolto cerimonie, eventi, matrimoni, feste e anniversari. Lo champagne si beve quando si vince, quando si festeggia, quando c’è una gioia in famiglia, in azienda, anche in maniera individuale. L’evento fortunato solitamente viene bagnato dalle bollicine. E’ venuta meno la condivisione, aggiungo anche le crociere, per noi davvero importanti. In più ci sarebbe il blocco mentale, il contesto non aiuta. Il bombardamento di notizie controverse e poco chiare ti confonde. Poi dipende molto dalle persone che vedi attorno a te: se le vedi contente, inizi a pensare in maniera rosea e positiva, così istintivamente torna pure la voglia di stappare e festeggiare qualsiasi cosa. Il problema è psicologico, la gente ha paura”.


“Qualcuno sostiene che attualmente nei ristoranti di alto livello si beve di meno. Forse la spiegazione sta nel fatto che erano i turisti ad ordinare le bottiglie più pregiate. Per portare un esempio concreto, è ovvio che Milano risenta di più rispetto al resto del paese. Come situazione opposta potrei fare il nome di Porto Cervo, dove pure quest’anno si continuano a vendere molte bottiglie.


“Di recente sono stato a Londra, nell’aeroporto di Gatwick molti negozi erano chiusi, la città sembrava vuota rispetto alla solita folla di turisti presenti, uno choc. Tutto deserto. In momenti come questi è importante l’intervento delle istituzioni. Sono certo che tutti insieme potremo vincere questo GP pieno di insidie”.

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