Lei, Ara. Araucana

Araucana. Sentite che bel nome. Dove si mette l’accento, secondo voi? Per me sulla r. Arrraucana. Da piccola forse la chiamavano Ara. Probabilmente anche ora, che è una donna. E che donna. Come ve la immaginate? Capelli lunghi, ondulati. Quando è nuda le coprono il seno. No, non prorompente. Semmai leggermente più grande rispetto al corpo esile. Sodo, fiero, orgoglioso. La immagino come cammina felpata, sulle punte. Silenziosa. Pensierosa. Sorridente, ma non troppo. E’ sud americana, ma non baila la salsa. Nemmeno il tango, fra l’altro inflazionato. Tutte a lezioni di tango, come se fosse garanzia di sensualità. Figuriamoci. Ci ubriachiamo con l’acqua fresca.Ara è il contrario. Non è il classico cliché, tutta elettricità sensuale e movimenti nervosi. Ama essere presa in braccio. Dovete poi guardarla quando mangia. I fichi, soprattutto. Pure le fragole. Chiudete gli occhi. Una ragazza cilena che assaggia le fragole, sotto il sole. Uuuuh. Che immagine. Ora apriteli. Se potete. E leggete le parole di Federica Bin, la proprietaria di Garda Eggs. Me lo dice sempre. “Se la livornese ha un carattere peperino, se la francesina è litigiosa da morire e ruba perfino il cibo alle altre, ebbene araucana si fa accarezzare. Poi sì, è lei che fa le uova blu. Lei, araucana la cilena”.Sono qui a Lazise, sul Lago di Garda, e immagino quattro uova blu che magicamente diventano omelette. Sì, sono ideali per l’omelette. Vorrei prenderne 30 e portarle a casa. Uova, non galline. Non ce ne sono. Qui non è come al supermercato, vieni, chiedi e prendi. Devi prenotare pure. Perché la media è di un uovo al giorno. Fra ordini e altro, scarseggiano. Okay, faccio un ordine. Per inizio settimana dovrei averle a casa. Ora me ne sto qui ancora per un po’, a guadare Ara come pizzica i ficchi. Life is now.

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