Pubblicità o valutazione?

Domanda semplice semplice. Gli chef, oppure i ristoratori, cosa si aspettano da una recensione? Pubblicità, oppure una valutazione? Certo, se si viene accompagnati, oppure invitati dall’ufficio stampa non ha nemmeno senso stare qui a perder tempo. La risposta è pubblicità, pubblicità e solo pubblicità. Come bene dice Jay Rayner, il giornalista che va al risto assieme all’ufficio stampa non fa più il giornalista, bensì un altro mestiere. Il pr, nel migliore dei casi.Come se ne esce? Non se ne esce, perché nessuno vuole uscirne e a tutti va bene così.. Tutti fanno selfie con tutti, tutti si tengono per mano, tutti fanno favori a tutti, come in una grande famiglia. Va bene, ci mancherebbe. La domanda è perché chiamarsi critici e perché chiamarli articoli. Mettiamo sopra, ben in vista, la parola pubblicità e si risolve il problema, non è mica vietato. Basta essere chiari fin dall’inizio. A proposito di Jay Rayner. Qualche settimana addietro aveva scritto che per i prossimi mesi sarà più morbido nei giudizi, vista la situazione drammatica del settore. In Italia non vedevano l’ora: hanno subito sposato la causa. Figuriamoci, non avevano mai criticato nessuno prima, immaginiamoci adesso che hanno pure la scusa pronta. Ora sono tutti d’accordo con lui: quando menava fendenti storcevano il naso, non sia mai che un critico facesse il suo mestiere e far divertire i lettori (aaah, il lettori, questa sconosciuta). Il quadro generale si sta appesantendo, in tanti si stanno sputtanando, nessuno crede più ad una parola letta. In fin dei conti forse vale di più Tripadvisor. Tolte le esagerazioni e i piccoli ricatti, resta il nocciolo duro delle recensioni in buona fede. Giuste o sbagliate, però in buona fede.

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