Giornali senza lettori

C’è un tizio che si crede Hemingway. No, scusate. Ci sono un milione di tizi che si credono Hemingway, solo che questo purtroppo scrive anche di ristorazione. Un semplice conto matematico ci dice che se un giornale vende 50.000 copie e se un articolo viene letto in media da una persona su 30, a quel punto l’autore del pezzo arriva a 1500 lettori. Lui è fra questi.

Già che ci siamo: quando invitate dei giornalisti pensateci bene. 1500 lettori, di cui una gran parte abita lontana da voi e dal vostro ristorante. Se siete di Milano e il lettore vive a Rovigo, a cosa vi serve? Però non divaghiamo. Volete un esempio pratico? Il Sole 24 vende ora 39.000 copie. Dividete per 30, poi vediamo se ne vale la pena invitare un giornalista del quotidiano.

Tornando al tizio, antipatico anche a sé stesso (figuriamoci agli altri), appena esce un suo articolo si mette ad aspettare chiamate, messaggi e simili. Presuntuoso com’è, pensa che verrà immerso di complimenti, elogi. ringraziamenti e affini. Ovviamente, non succede mai. Così che verso il primo pomeriggio inizia a chiamare a destra e a manca, chiedendo: “Hai letto la mia pagina?”. Gli rispondono tutti “No”.

Questo per dirvi che alcuni se la cantano e la suonano da soli, dando e dandovi la sensazione di spostare mari e monti con la loro autorevolezza. Ma figuriamoci. La cosa buffa è che il ristoratore, oppure lo chef, se pubblica sulla propria pagina Facebook la foto dell’articolo riesce ad avere molte più attenzioni e interazioni dell’articolo stesso. Tradotto, quei 1.500 lettori si moltiplicano e diventano molti di più grazie esclusivamente ai follower del ristoratore o del cuoco. Certo tutto fa brodo, fin qui ci siamo.

Il punto è che il mondo è cambiato da un bel po’. Se volete che si venisse veicolare bene il vostro messaggio, invitate quelli dei siti con centinaia di migliaia di lettori. Io non li conosco tutti, entro di rado, ma ce ne sono.

Di sicuro essendo dei portali, dei siti oppure pagine dedicate alla cucina, si presume che i lettori siano tutti molto interessanti all’argomento.

Ora il tizio acido e altri verranno a dirvi che i loro lettori sono di serie A, non come quelli del web: mai menzogna fu più grossa, loro sono i primi a saperlo. Certo su 300.000 iscritti ad una pagina Facebook, oppure ad un sito, qualche cretinetti si trova, ma non è che quei 1.500 lettori sono tutti dei geni. E soprattutto non è che sono tutti utili alla vostra causa.

Di sicuro una recensione su, che ne so, dissapore, oppure scatti di gusto, vale almeno 50-100 volte un articolo su un quotidiano (parlo dati alla mano, non per sentito dire). Su Facebook poi ci sarebbero un sacco di pagine e gruppi dedicati: entro spesso su chef and maitre, ci scrivo anche, per cui vedo bene chi interagisce. Di sicuro persone del settore, mentre dubito che le stesse persone possano leggere ogni giorno i quotidiani, ancor meno dalla prima all’ultima pagina.

Per cui lasciate stare questa diffidenza e a volte la venerazione verso i giornali. A meno che non scriva Jay Rayner, o che ne so, Ruth Reichl o Camilla Baresani, per il resto si può fare tranquillamente a meno.

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