Food is art. Ovvero l’inizio della fine

La ristorazione, quando ha smesso di essere allegria e leggerezza, diventando boria e pesantezza? Quando è iniziata la fine? Probabilmente il giorno che per la prima volta abbiamo letto lo slogan “Food is art”. Bello, bellissimo, evocativo e tutto il resto. Peccato che la parola art abbia poi scatenato l’inferno. Un esercito di gente egorifera, fuori mercato e senza mercato si è avventato con furia e disperazione sul mondo della cucina creativa. La parola art ha fatto capire loro che ci si poteva intrufolare, arrivare a dire il proprio parere non richiesto ad una platea numerosa.  Hanno intuito che ci sarebbe spazio per farsi sentire, uscendo dal loro solito mondo polveroso, grigio e dimenticato da dio, fatto di convegni sciatti su argomenti ancor più sciatti, convegni pieni di gente che fra l’altro si lava poco.

Hanno cominciato così a disturbarci con le similitudini fra arte e cucina, trovando terreno fertile in alcuni giornali che, senza alcun interesse verso il lettore (quando mai), ospitavano le considerazioni di questi pseudocritici d’arte, intellettuali alle vongole e figuri simili.

Così, senza renderci conto, ci siamo trovati con un linguaggio finto, forzato, noioso, che di sicuro non apparteneva agli chef e ancor meno ai clienti. Un linguaggio dannoso per tutti: i cuochi hanno cercato di appropriarsene per sembrare più colti, come se andassimo da loro per i concetti espressi e non per la bontà dei piatti (va detto però che Bottura l’aveva azzeccata molto prima dell’arrivo della frase suddetta). I clienti invece si sono sentiti intossicati e violentati, aggrediti e addirittura privati dei momenti di pura felicità, perché amavano andare a cenare per gioire e invece si sono trovati davanti un ambiente accademico patetico e irritante. Di colpo, la carbonara era diventata cultura, mentre una salsiccia un viaggio filosofico pieno di simboli e significati. Due maroni così.

Forse ora è troppo tardi per scrollarsi di dosso la pesantezza infinita dei discorsi finti colti. Ci hanno preso gusto tutti, dai giornalisti ai cuochi, fregandosene altamente dei pareri dei lettori e dei clienti. In fondo a loro non ci ha mai pensato nessuno. Tutti troppo presi dal proprio ombelico.

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