Fiori che sanno di ostrica. E poi?

“Questo fiore sa di ostrica. Proprio così: se lo metti nel piatto il cliente ha la sensazione di assaggiare un’ostrica”. Wow. Che genialata. Fiori eduli che sanno di altro. Lo devo dire a Luca Guelfi che ha aperto un Oyster Bar: se invece di ostriche serve dei fiori, forse risparmia pure. Chissà se l’abbinamento ideale è sempre lo champagne. I produttori e i rappresentanti si presentano davanti al cuoco con frasi del genere. Ditemi, non vi vien la voglia di percuotere qualcuno? Qualche anno fa c’erano dei figuri che si esaltavano per le formiche, solo perché le utilizzava Redzepi: difatti sosteneva che “sanno di citronella”. Siccome lo diceva lui, l’esercito dei coloro che vogliono passare ad ogni costo per delle menti aperte applaudiva e annuiva, incoraggiandone l’uso. Nessuno voleva sembrare un retrogrado, per tacere sui personaggi che pensavano di accreditarsi come intelligenti e visionari se sposavano le cause più balzane. “Voi popolo bue pensate in piccolo, mangiate carne e pasta, noi invece siamo avanti, vediamo lontano, noi sì che capiamo di ristorazione”. Un classico. Come si è arrivati a tanto? Che poi avrei una domanda: per il fiore si usa la forchetta? Coltello e forchetta? Una follia dietro l’altra.Fiori ovunque, come se piovesse. Ancor un po’ te li metteranno sulla cotoletta e sulla carbonara.Che poi chi fa parte del target? Chi è così innamorato dai fiori commestibili, che già sentirlo ti vengono i brividi? Chi esige e desidera i fiori nel piatto? Sono assai contrario per il decoro, figuriamoci masticarli. Domanda: dobbiamo pure dire “che buoni”? Fare uhmmmm che goduria questo fiore, quando accarezza il palato? Fare la foto e scrivere yummy?Si è iniziato probabilmente in montagna, come idea poteva anche essere carina, chi non si sente un po’ Heidi quando vede le vette innevate e le mucche pascolare? Le ragazze si mettono i fiorellini dietro l’orecchio, gli chef te li servono nel piatto. Momento folclore. Ma lì ci sta, sei in vacanza, oppure nel weekend, si raccolgono margherite e si cammina saltellando, canticchiando e tenendosi per mano.Fa parte della fotografia del momento, in città però no. L’effetto è quello del gesso sulla lavagna. Stride. Assaggiare un fiore in centro a Milano non pare la migliore delle idee.E poi, altra domanda: su mille persone, quante gradiscono l’assaggio floreale? Uno? Quel uno è donna, oppure uomo? I cuochi si sono mai chiesti se le persone gradiscono masticare ciò? Ma quando mai, ormai i ristoranti servono a solleticare l’ego, mica a far felici i clienti. Sarebbe bello se alcuni cuochi raccontassero in quanti fanno la scarpetta con i fiorellini. E quanti piatti invece tornano indietro in cucina con il fiorellino intatto. C’era una volta una regola d’oro. Diceva, più o meno così: assicurati che si mangerà tutto quello che metti nel piatto, altrimenti è inutile. Mi sa che non vale più. Ps. Lo so, diranno che sono ignorante. Invece quelli che si ingozzano di fiori passeranno per avanguardisti competenti.

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