Schiena d’Asino. Mastrojanni. Olé

Non bevo. Mai. Lo sanno tutti. Perché? Non ho nemmeno io una spiegazione. Semplicemente non mi piace. Non mi interessa. Non mi affascina. Di rado assaggio, ma davvero un goccio e basta. Pensate che di recente, ad una cena, portarono a tavola una bottiglia di Romaneé Conti. Dissi agli altri di goderselo loro, tanto a me non avrebbe fatto alcun effetto. L’altro ieri però ho sentito il cuore battere forte per un vino. Ero incuriosito dal nome, più che altro. E in più mi divertivano le smorfie della persona che lo cura, un uomo burbero e straordinario, Maurizio Castelli. Così, lo provai.Schiena d’Asino. Un Brunello. L’azienda si chiama Mastrojanni, Mi ha travolto. Non so raccontare il vino, non conosco i termini giusti. Forse è un bene, quante volte non ci addormentiamo ascoltando i discorsi degli specialisti e dei produttori?So solo che mi è rimasto impresso, e tanto. Non potendo fare molti paragoni, sarebbe folle dire la mia. Però sono dall’idea che un piatto o è buono o non lo è. Vale, immagino, anche per il vino. Può conquistarti oppure no, al di là dei tecnicismi. Schiena d’Asino mi ha letteralmente travolto. Sono tre giorni che cerco di portare il tutto sul mio terreno, quello della schiena arcuata e simili. Forse una sensazione simile l’avevo vissuta la prima volta che la baciai. Non tanto per la dolcezza delle sue labbra. Nemmeno per il momento in sé. Ma per l’intensità del suo sguardo prima che accadesse.Ardeva in lei la voglia di essere baciata e amata. Ecco, il primo sorso del vino prodotto da Mastrojanni mi ha regalato una sensazione simile. Quasi identica. Una sorta di esplosione di passione, eleganza e felicità. Mi ha portato in paradiso e mi ha anestetizzato nello stesso momento.E’ un vino pazzesco. Detto da me vale poco, lo so. Intanto ve lo suggerisco, anche se sicuramente lo conoscete molto meglio di me.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *