Ti aspetto. Da Bob

Confesso. Mi piace da morire aspettarla. Non importa dove, anche in mezzo alla strada. No, non mi da alcun fastidio, credetemi. È magia pura immaginare il suo sorriso spuntare da un momento all’altro, fantasticare sui suoi vestiti, sempre scintillanti.Una volta, a gennaio, faceva un freddo polare: mi sembrava primavera. Aaaah l’amour. Certo, ideale è aspettare dentro, seduti su comode poltrone, non importa se in un bar, oppure in una caffetteria.Tipo ieri. Il posto era così carino che avrei potuto stare li per ore, guardandomi intorno e sorseggiando il mio cocktail sofisticato. Ritzy, se non erro. Gin, champagne e altri mille piccoli segreti, mescolati lentamente. Avevo davanti la parete che ora potete ammirare anche voi. Molto rilassante. Le altre persone, dentro e fuori, si sentivano molto al loro agio. Al tavolo accanto due si baciavano come se fossero dei quindicenni.Il bar piace, intriga, coinvolge, e tanto. Atmosphere, mood and buzz, come direbbe gli anglosassoni. Si chiama Bob. È da metropoli cospomolita. La zona, Isola, fa forse storcere il naso, visto il passato non proprio rassicurante. Per anni si veniva qui solo per andare al Blue Note, che fra l’altro si trova di fronte.Ora si viene per Bob. Dicono siano famosi per i loro whisky americani. Non saprei, gli spirits sono troppo forti per me. Posso solo parlare del mio cocktail. Squisito, il personale gentile da morire, in più si possono stuzzicare delle tapas asiatiche, chiamiamole così. Bao ripieni, raviolini, gioiellini vari. Mentre l’aspettavo, mi passavano davanti agli occhi due frasi di Jay Rayner. “I need this in my life” e “Where have this been all my life?”.È proprio il posto giusto. Per aspettare. Per sorseggiare. Anche per sognare. A guardare il tavolo vicino, anche per baciarsi. Life is now

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