“Prendimi. Sbattimi”

“Fammi tutto quello che vuoi. Prendimi. Sbattimi. Sono tua. Voglio essere tua”. Wow. Il cuore si ferma. La mente si annebbia. Il paradiso esiste. E’ qui. Adesso. Rewind.Silenzio. La colazione in silenzio. Silent breakfast, inizia così l’articolo di Hillary Richard sul New York Times di ieri. Ha ragione. Fateci caso: quante volte avreste voluto rallentare, fermarvi a guardare fuori, oppure chiudere gli occhi e gustarvi il caffè senza alcuna fretta, pensando agli aspetti scoppiettanti e sognanti della vita? Tante. E quante volte siete riusciti? Poche. Peccato. Peccato perché, sostiene Hillary, scoprendo forse l’acqua calda, la colazione in silenzio sostituisce in pratica lo yoga, è una sorta di meditazione.Prima di buon mattino si correva in ufficio, facendoti dimenticare il piacere di goderti quell’ora che ti cambia davvero la giornata.Prendiamo oggi, per esempio. C’è il sole, almeno da me. Il silenzio impera, come sempre. I colori dell’autunno scaldano e riempiono la mente. Fra poco uscirò a correre. Nulla potrà andare storto. Okay, lo so, parlo come un guru di provincia, come un santone a buon mercato. Lasciate stare me. Fate a modo vostro. Hillary scrive che dopo una colazione in silenzio si sente più carica, preparata e concentrata per la giornata. Sarà. Non metto in dubbio. Io ho sempre vissuto così. Sveglia tardi e poi almeno un’ora a pensare come potrei rendere fiabesche le ore avvenire. Confesso, so di essere un privilegiato. Forse con lo smart working diventa tutto più facile anche per voi.A dire il vero la colazione in silenzio non è qualcosa di nuovo. L’hanno pensata per primi i monaci buddhisti. Ha un senso. Non ridete, ma ho sempre cercato di vivere come un monaco, almeno per certi versi. Ci sono anche riuscito, ma ripeto lasciamo stare me.Provate a farlo, oppure a farlo sempre più spesso. Di sicuro non nuoce alla salute.Forse io sono fissato con il silenzio assoluto di buon mattino, l’ho sempre inseguito e visto come una conquista.Lo sanno tutti, anche la mia ragazza. E’ francese di origini, non ve l’avevo mai detto. Quasi quasi ha il timore di far rumore, mentre esce dal frigo. Pian piano si é avvicinata a me, e poi con una carezza mi ha sussurrato: “Dom, sono pronta. Eccoci. Sono tua. Prendimi. Sbattimi. Fai di me quello che vuoi”. Okay, Marans, perché lei si chiama Marans. Ora ti sbatto. Lentamente. Abbiamo tutto il tempo.

Garda Eggs, la storia d’amore continua.

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